Regia/Director: Fulvio Wetzl
Soggetto/Subject: Fulvio Wetzl
Sceneggiatura/Screenplay: Enzo Capua, Fulvio Wetzl
Interpreti/Actors: Lou Castel (Rorret), Anna Galiena (Barbara Liegi), Massimo Venturiello (Carlo Modena), Enrica Rosso (Sara), Rosanna Coggiola (Sheila Barbieri), Patrizia Punzo (Cecilia), Fabrizio Temperini, Claudia Giannotti (madre di Sheila), Raffaella Barracchi, Pino Quartullo, Hege Stugen (Janet Leigh), Riccardo Coppetti (John Gavin), Alessandro Fontana (Robert Walker), Roberto Mancini (Farley Granger), Dominetta Visconti (Laura Elliott), Sebastiano Somma, Rose Ferraro (prostituta), Daniela Merlo (Moira Shearer), Geraldine Thomas (Grace Kelly), Alberto Crisciotti (Anthony Dawson), Daniela Merlo (Deborah Kerr), Germano Paglia (bambino inseguito), Roberto Carosi (Keir Dullea), Silvia Parroni (bambina sull’altalena), Rossella Fanoli (spettatrice petulante), Patrizia La Fonte (Emanuela Tornabuoni), Antonio Merone (primo violentatore), David D’Ingeo (secondo violentatore), Massimiliano Trubbiani (terzo violentatore), Massimo Fonzi (quarto violentatore), Stefano Cunco (primo compagno di corso di Cecilia), Marco Giallini (secondo compagno di corso di Cecilia), Elena Paris (prima compagna di corso di Cecilia), Gigi Fazzi (seconda compagna di Cecilia), Daniele Contigliani (Rorret, bambino)
Fotografia/Photography: Carlo Cerchio, Carlo Cerchio
Musica/Music: Florian Snaider, Ferruccio Busoni
Costumi/Costume Design: Alessandra Montagna
Scene/Scene Design: Bruno Rapisarda
Montaggio/Editing: Massimo Palumbo Cardella
Suono/Sound: Franco Borni
Produzione/Production: Nuova Dimensione Cinematografica, RAI-Radiotelevisione Italiana (Rete 1)
Distribuzione/Distribution: Indipendenti Regionali
censura: 83518 del 07-04-1988
Altri titoli: Mr. Rorret
Un certo signor rorreT (per usare la grafia del titolo, già dimostrativa del concetto che il “fac-totum” Fulvio Wetzl si è fatto del pubblico del cinema di genere, ed, ergo, del suo pubblico) assume una coppia che gli gestisca la sua sala cinematografica – denominata (infinite volte!) “Peeping Tom”… già, proprio come il notevole film di Michael Powell – lasciandolo così libero di spiare giovani spettatrici da terrorizzare e, in seguito, uccidere.
Epilogo che si risolve in uno dei modi più incredibili che si sia mai visto. Di fronte a un’evidente atrocità come questa è inutile stare a sindacare sulle prove di questo o quell’attore (che, per altro, vanno dal piattamente professionale al mediocre), o sulle musiche del tutto inappropriate di Florian Snaider (si va decisamnete meglio quando, nella seconda parte, quando, forse accortosi della loro assoluta incongruenza, Wetzl le sostituisce con quelle del compositore toscano Ferruccio Busoni). Tra dialoghi privi di ogni logica e coerenza dialettica, personaggi odiosi (si prendano i due co-protagonisti: lui è sempre pronto a fare la figura del mezzo imbecille, lei trasmette la simpatia di un ubriaco che ti vomiti addosso) o completamente folli – come la madre di una delle vittime, che supera i limiti di ogni decenza per raggiungere incomparabili vette grottesche – o che addirittura scompaiono di botto mentre stanno per essere uccisi (è il caso dell’artista Barbara, interpretata da una brava Anna Galiena – che poi sarà protagonista del discreto Senza pelle, 1992 di Alessandro D’Alatri – che davvero non si capisce come sia potuta finire in questo disastro), e una vicenda che, soprattutto in dirittura d’arrivo, sembra malamente improvvisata, i finisce per non saper più a quale santo voltarsi per porre termine a una tale ordalia. L’evidente presunzione del regista/sceneggiatore/produttore aggrava il tutto, richiamando nei deliri dei suoi personaggi tematiche metafilmiche che rasentano l’insulto quando vengono coadiuvate da repliche di celebri scene “thriller” – la doccia di Psycho, 1960 di Alfred Hitchcock, l’operatore assassino nel già citato coevo film di Powell, in Italia uscito come L’occhio che uccide – sotto forma di macchiettistici “grade-z movie”; il tutto, poi, condotto a un ritmo così soporifero che rende la farneticante situazione ancora più indigesta. Più irritante di tutto è il fatto che una cosa (ben lungi dal poterla definire un lavoro filmico) del genere sia stata realizzata con soldi pubblici. Consapevole delle sue capacità, Wetzl ha saputo indirizzare la sua carriera verso lidi più opportuni, come la “soap-opera” nazionale Un posto al sole. Complimenti vivissimi, mr.Wetzl .
Recensione a cura di:
Alessandro M. Colombo (c)