Drammatico

IL CAMORRISTA (1986) di Giuseppe Tornatore – recensione del film

Con “Il camorrista”, del 1986, forse memore della ‘lezione’ e dello stile di Damiano Damiani, Giuseppe Tornatore al suo esordio firma quella che secondo noi rimane il suo miglior film, sulla vita romanzata di Raffaele Cutolo, ‘il professore del Vesuviano’, re della camorra riformata, che all’apice del suo potere ebbe più di tremila uomini affiliati alla sua organizzazione. Ottime le riprese all’interno del carcere e ben girate le sequenze di violenza fra detenuti e in particolare, quella della rivolta, in cui si regolano i conti fra vecchi e nuovi camorristi. L’approccio asciutto, magari a volte anche grezzo, che qui Tornatore mostra con la sua mdp è capace di immediatezza e ‘ferocia’, per fortuna ancora ben lontano dagli insopportabili manierismi che lo caratterizzeranno successivamente come regista, quando cercherà di scimmiottare i grandi ( onore al merito, riuscendo a darla a bere a molti, comunque, dato che conquisterà un Oscar). Tuttavia, il paragone con Coppola e Scorsese, che si legge da qualche parte, è del tutto improponibile. Semmai si riecheggia l’ascesa e il declino del personaggio dello Scarface di De Palma, che coincidenza vuole avesse anche lui un rapporto semi-incestuoso con la sorella. Qui comunque siamo ancora nel territorio dei B-movie e il difetto del cronachismo/documentarismo è piuttosto fastidioso in alcuni punti della storia, nonostante uno dei suo pregi sia invece la rarità, nel panorama del cinema italiano successivo agli anni settanta, costituita dalla presenza di un’action sostenuta per molta parte del film. Si può dirne dunque come un lavoro di sceneggiatura ( dello stesso Tornatore, ispirata dal romanzo di Marrazzo ) e regia ben fatto, con dialoghi credibili e molte inquadrature efficaci, se non fosse per l’eccessiva lunghezza e conseguenziale perdita di ritmo quà e là. Ben Gazzarra si cala a mò di actor studio nel ruolo del boss e al netto di qualche posa eccessivamente giogionesca, la sua interpretazione di Cutolo è memorabile, resa ancor più credibile dal bravo doppiatore, Mariano Rigillo. In una Napoli non da pizza e mandolino, ben lontana da immagini stereotipate e resa nella sua complessità ambientale, vien fuori il ritratto fedele di un mostro di crudeltà, genialità criminale e determinazione, dall’ego ipertrofico, che si condensa nella frase autoreferenziale che egli pronuncia durante il film: “Se facevo la carriera del prete, diventavo Papa”. Non si lesinano accuse e denuncia nemmeno contro servizi segreti deviati e politica corrotta, che favorirono l’ascesa di questo sanguinario personaggio. Notevole anche Leo Gullotta nel ruolo del poliziotto, meno indovinata la scelta della Del Sol, nonostante sia interessante il modo in cui il regista racconta l’intreccio affettivo morboso che legava il boss a sua sorella Rosetta, e buone le musiche di Nicola Piovani.
Regia: Giuseppe Tornatore Soggetto: opera Sceneggiatura: Massimo De Rita, Giuseppe Tornatore Interpreti: Ben Gazzara (professore), Laura Del Sol (Rosaria, la sorella), Leo Gullotta (commissario Iervolino), Maria Carta (madre), Luciano Bartoli (Ciro Parrella), Marzio Honorato (sindaco Lo Russo), Franco Interlenghi (don Saverio Jovine), Anita Zagaria (Anna), Nicola Di Pinto (Alfredo Canale), Lino Troisi (O Malacarne), Jean-Pierre Duriez (Frank Titas), Marino Masè (Roberto Sapienza), Biagio Pelligra (padre), Giacomo Piperno (questore), Piero Vida (Mimmo Mesillo), Pino D’Angiò (Verzella), Marcello Bari, Cloris Brosca, Mariella Capotorto, Aldo Castaldo, Beppe Chierici, Roberto Corcione, Terenzio Cordova, Rosario Coniglione, Michele Criscuolo, Eurilla Del Bono, Helga Dentale, Giacinto Mario Donatone, Giovanni Febbraro, Antonio Ferrante, Dante Fioretti, Orlando Forioso, Raffaele Fortunato, Mario Frera, Domenico Gennaro, Raffaele Giangrande, Daniela Guzzi, Beppe Lanzetta, Gille Novak, Giuseppe Lo Presti, Franco Marino, Piero Montandon, Antonietta Morea, Riccardo Perisio Perotti, Elio Polimeno, Aldo Riva, Marcello Romolo, Stefano Sabelli, Severino Saltarelli, Egidio Termine, Francesco Tiano, Tullio Valli, Piero Vida, Sergio Boccalatte Fotografia: Blasco Giurato Musica: Nicola Piovani Costumi : Luciana Marinucci Scenografia: Antonio Visone Montaggio: Mario Morra Suono: Gianfranco Cabiddu Produzione: Titanus Produzione, Reteitalia Distribuzione: Titanus Distribuzione censura: 81673 del 24-07-1986
Recensione di Massimiliano Bellino

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