Drammatico

SALON KITTY (1976) di Tinto Brass – recensione del film

La seguente recensione è redatta visionando il dvd “Salon Kitty-director’s cut” in versione rimasterizzata, durata 133 min., che comprende le scene relative ai 30 tagli della censura dell’epoca e non corrisponde alla versione originale proiettata nelle sale cinematografiche nel 1976.
Attenzione: contiene spoiler.

Kitty Kellermann è la non più giovane tenutaria di una casa di appuntamenti nella Berlino nazista di fine degli anni trenta allo scoppio della seconda guerra mondiale. Sotto il controllo delle superiori gerarchie viene dato al tenente delle SS Wallenberg il compito di selezionare un gruppo di ragazze tedesche dal “puro sangue ariano” per trasformarle in prostitute/spie al servizio delle SS in un “atipico” bordello.
Wallenberg impone a Kitty il trasferimento dell’accogliente sede del postribolo e la sostituzione delle sue prostitute con le nuove ragazze selezionate che vengono, opportunamente, da lei addestrate. A sua insaputa la “casa” diventa un organizzatissimo e segreto lupanare dotato di microspie per la raccolta di informazioni segrete e di confidenze dei soldati ed ufficiali, anche di alto rango, che lo frequentano. Le informazioni raccolte, potranno all’occorrenza essere usate come prova per giustiziare o ricattare gli ignari uomini in divisa avversi al regime.
Si mette in evidenza, per passione e fede alla ideologia, la bellissima Margherita, borghese convertita al partito, che desta anche le attenzioni sessuali di Wallenberg. Tra feste, clienti e spionaggio, Margherita si innamora di un capitano della Luftwaffe, Hans, che, nell’intimità, esprime le sue idee contrarie alla guerra e al nazismo. Viene catturato e giustiziato per averle rivelato l’intenzione di disertare.
Questo ennesimo atto di crudeltà apre gli occhi a Kitty che, con la collaborazione di Margherita, si vendica di Wallenberg, utilizzando i suoi stessi metodi per spiarlo; affiorano, così, le sue origini ebree e le sue mire per scalare il potere con mezzi illeciti. Il suo arresto e la morte per mano dei nazisti, è la rivincita per Kitty e la libertà per la giovane Margherita.

Fino a “La vacanza”(1971), Tinto Brass era considerato un regista anarchico, non commerciale e poco capace di attirare spettatori al botteghino, ma aperto a sperimentare generi come il western in “Yankee” (1966) o con l’esordio politico-sociale di “Chi lavora è perduto”(1963).
Poco erotismo, un po’ di allegria e budget molto contenuti per il regista già assistente di Roberto Rossellini e Joris Ivens dai quali impara tecniche e segreti di regia.
“Salon Kitty” rappresenta l’inizio di un nuovo periodo per la sua carriera e vale la pena accennarne la particolare genesi. Deciso a lasciare il precedente periodo sperimentale, si mette alla ricerca di finanziamenti più consistenti, anche stranieri, per girare un film sui Borgia, opera più complessa e dispendiosa delle precedenti. Vuole un film contenitore di sesso e potere per esprimere le sue idee e raggiungere platee nuove, anche più commerciali. I produttori contattati, Sbarigia e Donati, si dimostrano sensibili a questo progetto, ma il film richiede budget da colossal.
Nell’immediato propongono al regista milanese di girare un altro film ispirato ad un libro scritto nel 1970 da Peter Norden e pubblicato in Italia nel 1975 con il titolo di “Salon Kitty”. Brass non leggerà mai il libro, ma verrà folgorato da due incontri fondamentali. Il primo è con Ennio De Concini che gli trasmetterà entusiasmo e con il quale confezionerà una sceneggiatura memorabile; il secondo, emozionante ed incredibile, a Londra, con Ken Adam, fresco premio Oscar nel 1976 per la scenografia di “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick. La collaborazione con il regista americano aveva procurato al famoso artista un forte esaurimento nervoso. Le sue origini ebree, la metafora sul nazismo oggetto del film e la massima libertà creativa assicuratagli, convinsero Adam ad accettare la proposta di lavoro del regista italiano. Costruirà la spettacolare quanto originale scenografia espressionista che procurerà meritato successo al film.
L’originaria riluttanza di Brass fu definitivamente superata grazie all’ottenimento del budget molto ricco che permise di prepare costumi adeguati, ricchi arredi e ingaggiare attori di primo livello.
La promessa di girare successivamente “I Borgia” rimase progetto mai realizzato.
Da quel Brass non poteva che uscire un film che e si mette alle spalle definitivamente le precedenti opere, forse troppo autoreferenziali e di personale neorealismo. Le supera con questo nuovo progetto. Questo è il film di genere che denuncia l’abuso del potere e la sua forza malvagica. C’è quanto può scandalizzare: morte e tortura, sì, ma anche elogio del sesso praticato e mostrato come mai prima.
Eros e tanatos; confronto che Brass svilupperà anche in “Caligola”, prima di dedicarsi ai successivi film usati per promuovere il sesso gioioso e per ottenere più facili incassi. Per ora c’è l’apologia del comando che tutto domina e l’analisi dei vizi dell’uomo quando indossa l’uniforme. Brutalità, sesso e propaganda al servizio di menti deboli che vogliono surrogarsi con le perversioni.
Il perimetro delle riprese, pochissime in esterni a Berlino, sono peculiari allo spazio profilmico: pavimenti di marmo dove il superiore di Wallenberg sembra pattinare come un arrogante Charlot, salotti fumosi dove Kitty e i suoi aiutanti si esibiscono in valzer, can can e numeri grotteschi, camere da letto ricche di seta e champagne, stanze del potere sontuose e pacchiane ed, infine, i sotterranei, dove le ragazze provano gli orrori del sesso più disturbante con uomini/mostri repellenti. Il genio di Ken Adam è palese.
Il nazismo del Reich millenario e dei grandi e nefasti progetti di dominio dei popoli è poco presente, solo in pochi fotogrammi di cinegiornali dell’epoca. Le ricche e inutili uniformi dei viziosi ufficiali e le ripetute esibizioni del simbolo più riconoscibile, la svastica, denunciano la vacuità e la pochezza dei protagonisti. Brass non denuncia il nazismo, ma tutti i nazismi, tutti gli eccessi di qualsiasi potere passato, presente e futuro.
Grande produzione per grande cast. Attori carismatici: Helmut Berger che si era già confrontato con il nazismo grazie a Luchino Visconti ne “La caduta degli dei” e qui controverso protagonista; Ingrid Thulin come appassionata Kitty e John Steiner, ufficiale grottesco e spietato superiore di Wallenberg. Pregevole la partecipazione di Stefano Satta Flores.
Le interpreti femminili sono tutte bellissime e ben calate nel ruolo di prostitute votate alle esigenze della patria cui sono tedescamente obbedienti. La scena della prova generale in palestra è originale e scioccante. Nel tempio della purezza della razza si consuma l’orgia delle orge davanti ai gerarchi giudici. Tra tutte, la protagonista è Teresa Ann Savoy, vista per la prima volta in “Le faro da padre”(1974) di Lattuada. Qui è, da prima, determinata, fredda e provocante, poi emerge nel suo ruolo più congeniale: innamorata e vendicativa. Da borghese insipiente a provocante prostituta. Berger finisce per essere ucciso dai suoi camerati in una palestra/piscina dove la mdp ne esalta l’ambiguità corporea e morale..

Nel 1976 il film arrivò come un pugno nello stomaco nelle sale cinematografiche e nelle stanze della censura. Per la prima volta si videro scene orgiastiche con tanti nudi di uomini e di donne in atti, pur simulati, anche brutali ed estremi. La censura non esitò ad effettuare tagli su trenta scene e vietarne la visione. Brass reagì, sentendosi perseguitato, con una lettera pubblicata dalla stampa dell’epoca rivendicando la sua libertà di regista. Dopo aver ottenuto, con tutti i tagli, l’autorizzazione alle proiezioni, il produttore Sbarigia rimontò personalmente il film per evitare nuovi sequestri. Brass non accetterà la sua opera stravolta e il nuovo montaggio.
Come spesso è avvenuto nel cinema di genere per altri filoni, “Salon Kitty” ha dato origine alla realizzazione di molti film più o meno collegati e denominati poi “nazi-erotici” o “porno-nazi”, con budget ridotti e soggetti improvvisati. Erano girati soprattutto per scioccare lo spettatore con l’esibizione di varie depravazioni di carattere sessuale. Poco recitati e, spesso, realizzati in pochi giorni, colsero le briciole del successo di Brass e, successivamente, della notorietà del terribile, cupo e totalitario “Salò o le 120 giornate di Sodoma”(1975) di Pasolini che nulla ha in comune con “Salon Kitty”. Un cenno anche per “Portiere di notte”(1974) di Liliana Cavani che affronta il frustrante e mortale rapporto tra l’ex carceriere nazista e la ex deportata, anche questo ripreso dai registi del genere “nazi-erotico”.
“Per conquistare il mondo bisogna saper ridere e cantare, come gli antichi romani” e “Non me ne frega un cazzo del nazionalsocialismo! Il potere è la sola cosa che conta…” sono le due frasi che, al meglio, rappresentano il Brass di quegli anni settanta, ancora in bilico tra il suo impegno, la denuncia e la nascente esigenza di trasmettere positività, gioia, allegria. I tanti Brass dei tanti periodi della sua produzione lo fanno apprezzare per il regista intelligente, malizioso e preparato che abbiamo conosciuto di volta in volta.

salon kitty locandina

Regia: Tinto Brass; Soggetto: Tinto Brass, Antonio Colantuoni, Maria Pia Fusco
Sceneggiatura: Tinto Brass, Ennio De Concini, Maria Pia Fusco; Interpreti: Ingrid Thulin (Kitty Kellermann), Helmut Berger (Wallenberg), Thérèse Ann Savoy (Margherita), Rosemarie Lindt (Susan), Bekim Fehmiu (Hans Reiter), John Steiner (biondo), Stefano Satta Flores (Dino), Dan Van Husen (Rauss), John Ireland (Clift), Alexandra Bogojevich (Gloria), Paola Senatore (Marika), Sara Sperati (Helga), Tina Aumont (Ilsa Wallenberg), Maria Michi (Hilde), Gianfranco Bullo (Wolff), Tito Leduc (Frank), Gigi Ballista (generale), Giancarlo Badessi (gerarca), Claus Ruhle (padre di Margherita), Margherita Horowitz (madre di Margherita), Tamara Triffez, Ulrich Haupt, Patrizia De Rossi [Patricia Webley], Walter Maestosi, Gengher Gatti, Clara Colosimo (commensale dalla signora Henkel), Nicola Morelli [Nick Morelli] (ufficiale), Luciano Rossi (ufficiale medico), Alain Corot (ufficiale “suicidato”), Aldo Valletti (cliente salon), Mary Cristal (ragazza), Malisa Longo (altra ragazza), Paola Maiolini (altra ragazza), Alena Penz (altra ragazza), Loretta Persichetti (altra ragazza), Margherita Petrucca (altra ragazza), Michelle Stark (altra ragazza), Patrizia De Rossi [Patrizia Webley] (altra ragazza), Salvatore Baccaro (“mostro” nella sala d’esperimento), Alison Swaizland; Fotografia: Silvano Ippoliti; Musica: Fiorenzo Carpi; Costumi: Jost Jacob, Ugo Pericoli; Scenografia: Ken Adam, Enrico Fiorentini; Montaggio: Tinto Brass; Suono: Mario Messina; Produzione: Coralta Cinematografica, Cinema Seven Film, München, Production Fox-Europa, Paris
Distribuzione: Titanus; censura: 67557 del 21-02-1976.

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