Attenzione: contiene spoiler.

L’ispettore di polizia Amerigo Rogas viene incaricato di indagare su alcuni omicidi di magistrati che si succedono nel breve periodo in una regione dell’Italia del sud. Dapprima le sue indagini vengono rivolte alla pista mafiosa, poi si concentrano su tre persone che avrebbero avuto motivi personali per compiere i delitti.
Le ricerche del colpevole, infine, convergono sul farmacista Cres che si rende subito irreperibile.
Intanto, a Roma, ricominciano a verificarsi nuovi omicidi ai danni di magistrati che inducono il capo della polizia a orientare le indagini dell’ispettore, accompagnato da un commissario della squadra politica, verso i gruppi estremisti di sinistra.
Sviluppando l’inchiesta nella capitale, Rocas assume prove e convinzione che i veri colpevoli sono gli organi dello stato, capo della polizia compreso, che stanno progettando con l’apparato militare, un piano destabilizzante ai danni della Repubblica. A nulla vale il tentativo di informare il capo del più forte partito d’opposizione con cui viene fissato appuntamento in un museo. Un killer (killer di Stato), infatti, porrà fine alla vita di entrambi e alla speranza, così, di trovare i colpevoli degli omicidi e gli organizzatori del progetto eversivo.

Per comprendere a pieno le tematiche e l’argomento politico del film di Rosi, bisogna partire dal clima sociale che si respirava negli anni settanta. Strategia della tensione, opposti estremismi, anni di piombo, patto atlantico, compromesso storico, guerra fredda erano le parole, condite da slogan, che dividevano partiti e forze politico-sindacali di governo e di opposizione. In un clima di guerra non dichiarata i sospetti verso l’esercito, i servizi segreti e le forze di polizia avvelenavano i rapporti tra borghesia, ceto operaio e studenti. Attentati, agguati, omicidi di giudici o di avversari politici e manifestazioni di piazza erano all’ordine del giorno. Convergenze parallele era l’ossimoro di moda per definire l’incapacità di trovare una via comune per la democrazia con progetti e chiare linee per l’unità e lo sviluppo.
Anche il cinema seppe decifrare questo lungo e magmatico periodo storico con una densa cinematografia di militanza o solo politica. Elio Petri, Francesco Maselli, Damiano Damiani, Carlo Lizzani, Florestano Vancini, tra gli altri, e, appunto, Francesco Rosi misero in evidenza le contraddizioni, anche con coraggio, che l’ ancora giovane Italia repubblicana stava vivendo.
Nel 1976 Francesco Rosi gira “Cadaveri eccellenti”, tratto dal romanzo “Il contesto ” di Leonardo Sciascia del 1971. Il regista napoletano non è nuovo ai film di denuncia. In “I magliari”(1959), “Salvatore Giuliano”(1962), “Uomini contro”(1970),”Il caso Mattei”(1972), “Lucky Luciano”(1973) ha affrontato sempre temi d’attualità, scottanti e fonte di polemiche non solo politiche. E’ abituato ad essere attaccato e contestato dalla critica allineata alla classe dei cosiddetti “benpensanti”.
Temi scomodi che affronta nuovamente in questo film, utilizzando la mdp per raccontare, grazie alla magnifica sceneggiatura scritta con Tonino Guerra e Lino Iannuzzi, giornalista dell’Espresso che fece conoscere “Il piano solo” del golpista generale De Lorenzo, una storia moderna, confacente allo stato di forte disordine sociale che sta avvenendo. Il testo letterario viene poco rispettato, ma è lo spunto per sviluppare gli argomenti Potere, opposizione e contestazione nel debole assetto repubblicano dell’epoca.
Il film è ben strutturato e cattura l’interesse dello spettatore. Parte come un giallo cui è collegata una usuale indagine svolta dal commissario inviato da Roma perchè si tratta di omicidi di magistrati; quindi ripiega su un eventuale delitto di mafia, subito abbandonato, poi sulla soluzione della vendetta personale ed, infine, nel multiplo assassinio voluto dal Potere, studiato per provocare disordine ed eversione di Stato. E’ cinema diretto, senza enfasi, con inquadrature rapide, essenziali e primi, primissimi piani e dettagli sulle figure per coglierne ogni sfumatura.
La fotografia è grigia come la cappa sociale che avvolge i protagonisti; periferie e casermoni dormitorio, quartieri vuoti, sporchi dove il commissario si muove solo contro tutto e tutti. La massa c’è, ma per contestare o per essere presenza insignificante, moltitudine senza nome.
Lunghe ed elaborate le scene dei funerali dove i giudici morti paiono accompagnati da fantasmi e prefiche. I titoli di testa scorrono, non casualmente, sulla cripta del convento dei Cappuccini di Palermo. Il Procuratore della repubblica, primo giudice che verrà assassinato, già parla e contempla le mummie della cripta, morto tra i morti.
C’è la denuncia che non risparmia nè chi governa, nè chi è all’opposizione, troppo debole ed inerte, nè il giornalismo genuflesso davanti ai potenti, nè la politica consociativa che si ritrova nei ricchi salotti borghesi per autocelebrarsi. Emerge solo la figura del poliziotto, troppo solo, troppo intelligente che dovrà pagare con la vita la partita della verità.
Gli attori sono tutti bravi ed attrezzati per sostenere la tensione e la serietà del lavoro di Rosi. Emergono Max Von Sydow, Tino Carraro, Paolo Bonacelli, Renato Salvatori e, naturalmente, Lino Ventura nel ruolo del commissario Rogas. Interpretazione non aggressiva, minimale, di grande espressività.
Il Potere è autoreferenziale e non lascia scampo a qualsiasi patteggiamento e Rosi ben lo rimarca facendo dire al Presidente del tribunale Riches mentre l’inquadratura ne rimarca il ghigno e la supponenza: “Io sono cattolico come tutti; quando il giudice celebra la legge è come il prete che celebra la messa”.
Prima dei titoli di coda, la laconica frase del nuovo segretario del partito di opposizione è il simbolo del fallimento e della sconfitta di tutte le promesse che il dopoguerra e la democrazia avevano delineato: “Allora la gente non dovrà mai sapere la verità. La verità non è sempre rivoluzionaria”.
“Cadaveri eccellenti” non è e non vuole essere un film facile; è un film di spessore autoriale girato in maniera magistrale e che lascia aperte molto domande sul nostro futuro.
Non possiamo essere d’accordo con certa recente facile informazione “social” che ha definito il film superato e non più alla portata della comprensione dei giovani d’oggi. Al contrario, poichè la libertà non ha barriere temporali o confini di qualsiasi natura, sarebbe opportuno che tutti lo rivedessero ed apprezzassero per capire da quale buio tunnel siamo arrivati per non imboccarlo più in futuro.

cadaveri eccellenti locandina

Regia: Francesco Rosi; Soggetto: tratto dal romanzo “Il contesto ” di Leonardo Sciascia; Sceneggiatura: Francesco Rosi, Tonino Guerra, Lino Jannuzzi; Interpreti: Lino Ventura (ispettore Amerigo Rogas), Alain Cuny (giudice Rasto), Marcel Bozzuffi (ozioso, ex detenuto), Tino Carraro (capo della polizia), Charles Vanel (procuratore Varga), Max Von Sydow (Riches, presidente Corte Suprema), Fernando Rey (Evaristo, ministro della sicurezza), Paolo Bonacelli (dott. Maxia), Maria Carta (moglie farmacista Res), Tina Aumont (prostituta), Renato Salvatori (commissario), Paolo Graziosi (Galano), Luigi Pistilli (Cusani, funzionario P.C.I.), Alfonso Gatto (Vilfredo Nocio, lo scrittore), Anna Proclemer (sua moglie), Giorgio Zampa (Amar, capo del partito comunista), Silverio Blasi (capo della squadra politica), Florestano Vancini (interlocutore), Carlo Tamberlani (arcivescovo), Enrico Ragusa (frate), Corrado Gaipa (capo mafioso), Claudio Nicastro (generale), Francesco Callari (giudice Sanza), Mario Meniconi (baraccato, ex detenuto), Accursio Di Leo (assistente di Rogas), Ernesto Colli (guardia notturna), Silverio Blasi (capo squadra politica), Renato Turi (speaker TV), Alexandre Mnouchkine (armatore Pattos, Felice Fulchignoni); Fotografia: Pasqualino De Santis; Musica: Piero Piccioni; Costumi: Enrico Sabbatini; Scene: Andrea Crisanti; Montaggio: Ruggero Mastroianni; Suono: Mario Bramonti; Produzione: P.E.A. – Produzioni Europee Associate, Productions Artistes Associés, Paris; Distribuzione: United Artists Europa; censura: 67934 del 06-02-1976

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