Il fuoco dell’acciaieria, nei titoli di testa, avvampa il dramma della gotterdammerung (caduta degli dei) e, ancora le fiamme, nella sequenza che anticipa i titoli di coda, ardono devastanti di fronte alla tragedia ineluttabile che “l’homo homini lupus” non ha voluto evitare.
Il barone Joachim Essenbeck, azionista di maggioranza dell’omonima industria dell’acciaio tedesca, riunisce il 27 febbraio di ogni anno, tutta la famiglia nella sua grande casa, per festeggiare il suo compleanno. Nella stessa sera del 1933 i nazisti, a Berlino, approfittano dell’incendio del Reichstag per consolidare la loro ascesa al potere, mentre la famiglia Essenbeck, a Oberhausen, vive il dramma dell’omicidio del barone Joachim. La tragedia degli eventi funesti è portatrice di odio, morte e rancore per i partecipanti al banchetto di compleanno. Vivono le loro personali disgrazie in parallelo con gli avvenimenti pubblici fino alla “notte dei lunghi coltelli,” nel luglio 1934, e alla successiva presa del potere di Hitler. Martin Von Essenbeck, nipote di Joachim, alla fine, prevale su tutti, ma rimane schiavo della sua solitudine, preda delle sue perversioni e complice del nuovo ordine costituito che controllerà ogni sua azione di erede della dinastia.
“La caduta degli dei”(1969) è il primo film di Luchino Visconti della “trilogia tedesca”. Nel 1971 segue il decadente “Morte a Venezia” e nel 1972 l’epico “Ludwig”. E’ opinione comune tra i critici che il regista milanese, con questo film, inizi un nuovo periodo della sua produzione cinematografica, lasciando alle spalle, definitivamente, il periodo neorealista, peraltro a nostro avviso circoscritto alla “Terra trema”(1948), quello realista e quello storico. In questi ultimi, le vicende familiari si intrecciano con la storia d’Italia come, ad esempio, in “Rocco e i suoi fratelli”(1960) e “Il Gattopardo”(1963). Anche ne “La caduta degli dei” , il pretesto è l’analisi degli avvenimenti che coinvolgono la ricca famiglia Essenbeck durante un ben definito periodo della storia della Germania. Lo sviluppo della vicenda è circoscritto nel perimetro fisico del castello di famiglia. Si percepisce l’ ossessiva volontà di alimentare pathos nei personaggi in maniera cosi puntigliosa e marcata da far immaginare che il regista, al di là della composizione documentaristica e documentale degli eventi, abbia accentuato il bisogno di consegnare allo spettatore elementi autobiografici piuttosto che storici.
Pur di nobili origini, non è certo un segreto che Visconti abbia aderito alla Resistenza con il nome di battaglia di “Alfredo” e, successivamente, si sia iscritto al partito comunista cui rimarrà legato fino alla morte nel 1976. Le sue scelte politiche, spesso rivendicate con forza, hanno particolare rilievo nelle realizzazioni delle sue opere filmiche in cui emergono, accanto a grandiosi scenari storici o a moderni ambienti urbani, la necessità e la capacità del riscatto sociale di persone o popoli.
Da “La caduta degli dei” questo anelito messaggio sociale sfuma per lasciare il posto alla introspezione, all’analisi dei personaggi, più uomini/donne che messaggeri politici. Forse Visconti, anche deluso dalla mancata realizzazione delle tante aspettative rivoluzionarie del dopoguerra, nella sua fase finale della vita, si rimette in discussione e proietta nei personaggi dei film le paure e le delusioni della sua esistenza. Chi ha visto “Morte a Venezia” troverà esasperati tutti questi sentimenti in una pellicola sublime e terribile.
Come ebbe a dichiarare lo stesso regista, dopo l’uscita nel 1967 de “Lo straniero” con Mastroianni, Visconti comincia a pensare a un film tratto dal romanzo di Thomas Mann “I Buddenbrock”, ove viene narrata la crisi di una famiglia tedesca della alta borghesia e, contemporaneamente, pensa a una versione della tragedia scespiriana “Macbeth” ove c’è potere, sangue e morte. Queste idee (la sceneggiatura viene poi scritta dallo stesso regista con Nicola Badalucco ed Enrico Medioli) furono proposte all’ente statale Italnoleggio che rifiutò, per ragioni politiche, il finanziamento di 650 milioni di lire richiesto, prevedendo la spesa non recuperabile. Il film incassò, poi, 2.000 milioni in Italia e 1.500 milioni all’estero e fu definito la saga dei Budden-Krupp per la vicinanza delle vicende girate a quelle della vera famiglia tedesca di produttori di acciaio Krupp. Fu girato dal primo luglio al primo settembre 1968 in Austria, in Germania Ovest e in Italia. Fu vietato ai minori di 18 anni ed ottenne grande successo di critica e pubblico.
Visconti, già famoso regista teatrale e di opere liriche, trasferisce tutta la messa in scena in ambienti circoscitti, delimitati dall’azione dei personaggi che si muovono negli interni. La grande casa con le tante stanze, la birreria, l’ufficio del direttore della fabbrica, la casa della prostituta Olga, la camera della bambina; ogni luogo ha significato teatrale per la narrazione. Manca l’incendio del Reichstag e la notte dei lunghi coltelli, ma tutto incombe sullo spettatore che viene scagliato, suo malgrado, nelle paure e nelle emozioni dei protagonisti.
Cura maniacale delle inquadrature, sul set erano presenti dalle 3 alle 5 mdp contemporaneamente per ogni messa in scena; con i fidati fotografi De Santis e Nannuzzi inventa luci e cura la fotografia. Particolari come la fessura di luce sull’incesto o le vivide immagini della birreria in orgiastica festa o la macchia di colore del lago all’alba, sono materia da apprezzare nel dettaglio.
Niente di nuovo: Visconti domina il set e, soprattutto, domina gli attori che non possono discutere le sue scelte. Regista di ferro che ottiene risultati sorprendenti e grandiosi.
Da “la caduta degli dei” Visconti emergono stilemi prima sconosciuti o poco approfonditi. Nella cinematografia dell’ultimo periodo della sua vita lo spirito decadente, talvolta kitch, è palpabile quasi a giustificare la volgarità di alcune sequenze che scaricanosulla scena, definitivamente, i rimpianti del passato. Non c’è difesa per la borghesia o per il partito; nessun condizionamento di qualsiasi natura . Non c’è più lo spettacolo delle grandi riprese gattopardiane e la gestione degli spazi, dei silenzi, delle pause, diventa introspettiva. E’ il messaggio del rinnovato, più consapevole e vecchio Visconti. Regista che raggiunge lo spettatore per narrargli le proprie debolezze e la soggettività di autore non più vincolato da canoni estetici o morali.
Ne “La caduta degli dei” viene alla luce la denuncia di contenuti scomodi, già cari al regista, ma, ora, coraggiosamente portati agli estremi, con cura stilistica e narrazione raffinata. Questioni che, oggetto di bigotto occultamento della società dell’epoca, ora vengono gettate oltre l’ostacolo del perbenismo, in pieno viso degli spettatori. L’incesto tra madre e figlio, il rapporto ignobile tra la bambina e Martin, l’omosessualità dei militari nel baccanale all’interno della birreria, l’avidità portata a supremo piacere, la morte e il sangue procurato ai propri congiunti per estrema gloria, l’orgia del potere sono componenti del dettato filmico che scandalizzano e fanno discutere l’opinione pubblica del periodo .
Ancora una volta risulta mirata e felice la scelta degli attori che ben interpretano, nel nucleo della famiglia potente che va disintegrandosi, le individualità caratterizzanti i ruoli che porteranno alla tragedia finale. La Germania , dopo l’umiliazione di Compiègne e la mortificante pace del trattato di Versailles, cerca inutilmente di risollevarsi con la democratica, ma remissiva Repubblica di Weimar. La presa del potere da parte nazista è la conseguenza dell’incapacità di uscire dall’oblio per costruire nuove alleanze e nuove speranze. In questo contesto, a paradigma del popolo tedesco, agli attori vengono fatte risaltare le debolezze, i vizi e le paure che giustificano ogni brutalità. Nel film ognuno usa il potere fino ad esserne travolto con la morte o, peggio ancora, ad esserne succube.
Dirk Bogarde, Ingrid Thulin, Helmut Berger, Umberto Orsini tra i più convincenti. Berger è la summa del messaggio viscontiano e raccoglie in sé le mille sfaccettature della personalità e sessualità deviata. Bello, malvagio, sadico. Magistrale l’interpretazione alla Marlene Dietrich nella canzone “l’angelo azzurro”. La cantante ed attrice tedesca si complimentò, poi, con lui dicendo:”Sei stato perfino più bravo di me”.
Ogni opera di Visconti riserva mille sorprese, mille interpretazioni e mille giudizi.
“La caduta degli dei” ha il fascino della magistrale organizzazione del set e ha la grande capacità di sostenere ed alimentare l’attenzione dello spettatore per tutti i 150 minuti di grande cinema cui, con ammirazione, assistiamo.
Non a caso Bernardo Bertolucci, con cui siamo pienamente d’accordo, diceva: “I miei maestri sono Leone e Visconti”.
Frasi famose:

-Helmut Griem(ufficiale nazista) a Dirk Bogarde(direttore delle acciaierie):
“Siamo vicini alle elezioni, Friedrich. E dobbiamo vincere a tutti i costi se vogliamo che siano le ultime”.
-Helmut Griem(ufficiale nazista) istruisce Renaud Verley(giovane Gunther Von Essenbeck):
“Vedi, Gunther, tu questa notte hai conquistato qualcosa di veramente straordinario. La brutalità di tuo padre, l’ambizione di Friedrich, la stessa crudeltà di Martin, non sono assolutamente nulla a confronto di quello che tu adesso possiedi: l’odio, Gunther. Tu possiedi l’odio, un odio giovane, puro, assoluto. Ma stai attento: questo potenziale di energia e furore è troppo importante per farne la ragione di una personale vendetta:sarebbe un lusso, uno spreco inutile,(…) Tu verrai con me: noi ti insegneremo ad amministrare questa tua immensa ricchezza, ad amministrarla nel modo giusto”.

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Regia: Luchino Visconti; Soggetto: Nicola Badalucco, Enrico Medioli, Luchino Visconti; Sceneggiatura: Nicola Badalucco, Enrico Medioli, Luchino Visconti; Interpreti: Dirk Bogarde (Friedrich Bruckman), Ingrid Thulin (Sophia von Essenbeck), Helmut Griem(Aschenbach), Helmut Berger (Martin von Essenbeck), Renaud Verlay (Guenther von Essenbeck), Umberto Orsini (Herbert Thalmann), Reinhard Kolldehoff [René Kolldehoff] (Konstantin von Essenbeck), Albrecht Schönhals (Joachim von Essenbeck), Florinda Bolkan (Olga), Nora Ricci (governante), Charlotte Rampling(Elisabeth Thalmann), Irina Vanka (Lisa), Karin Mittendorf (Thilde Thalmann), Valentina Ricci (Erika Thalmann), Wolfgang Hillinger (Yanek), Bill Vanders (commissano), H. Nelson Rubien (rettore), Werner Hasselmann (uff. Gestapo), Peter Dane (impiegato alle acciaierie), Mark Salvage (isp. polizia), Karl Otto Alberty (ufficiale esercito), John Frederick (ufficiale esercito), Richard Beach (ufficiale esercito), Claus Höhne (ufficiale S. A.), Ernst Kühr (ufficiale S.A.), Wolfgang Ehrlich (soldato S.A.), Ester Carloni (cameriera), Antonietta Fiorito(cameriere), Jessica Dublin (nurse), Piero Morgia (giovane in camicia che si congratula con gli sposi); Fotografia: Armando Nannuzzi, Pasqualino De Santis [Pasquale De Santis]; Musica: Maurice Jarre; Costumi: Piero Tosi, Vera Marzot; Scenografia: Vincenzo Del Prato; Montaggio: Ruggero Mastroianni; Suono: Vittorio Trentino; Produzione: Ital-Noleggio Cinematografico, Pegaso, Praesidens, Eichberg Film, München; Distribuzione: Ital-Noleggio Cinematografico; censura: 54737 del 11-10-1969

Il film è stato editato il DVD (Clicca qui per saperne di più)

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