Commedia

CUGINE MIE (1976) di Marcello Avallone – recensione del film

In una Padova provinciale e bigotta un consigliere comunale altrettanto provinciale e bigotto (Carletto Sposito) ospita per qualche mese le nipotine romane figlie del cognato ingegnere assentatosi per lavoro. Non sa quello che l’aspetta! Le nipoti sono tre fascinose adolescenti abituate a uno stile di vita libertario contrastante con il casto regime dello zio e di sua moglie (Susan Scott). Snobbano l’autorità, deridono i divieti e nessun richiamo le persuade a rinunciare al nudismo. Sfortuna vuole che di fronte casa ci sia un seminario e che le loro grazie siano immediatamente spiate dalle finestre. Lo scompiglio conduce a un richiamo del vescovo in persona, il quale redarguisce il povero consigliere, costretto a incatenare le persiane e a temere per la sua nomina a deputato. Le tre allegre ragazze provocano un infarto all’anziano nonnino, disinibiscono l’ingessata governante, consumano piccanti gite campagnole coi giovani della città, proiettano film a luci rosse, frequentano feste dell’Unità e partecipano a irriverenti recite teatrali (“Figonia in Culide”). Quando nella già provata dimora giunge in visita un timido nipote affetto da impotenza, le tre si scatenano per sanare la malattia del giovane, non senza imprevedibili conseguenze. Il ragazzo ha l’hobby della fotografia, e mentre lo zio è impegnato in una conferenza sui pericoli del nudo, poseranno senza veli. La reputazione dell’integerrimo politico vacilla, e un tracollo lo manderà all’ospedale. Nel frattempo anche la moglie si è disinibita, e cede alle avance del “rinato” nipote.
Giocare sui tempi comici del ferreo moralismo contrapposto allo scandalo sessuale è sempre vincente e strappa sorrisi, se si considera poi il contesto storico in cui questi argomenti venivano portati sulle scene s’intuisce la quasi necessità dell’operazione, oltreché di cassetta. Si combatteva un ancora rigido perbenismo, e il cinema era uno dei terreni di battaglia. L’irriverenza è ricercata e forzata appositamente al fine di affrontare il problema col sorriso. CUGINE MIE non è certo un film-manifesto né un capolavoro, ma una delle tante commedie sexy del periodo che nell’insieme costituivano un manifesto. L’italiano medio era ignorante e bigotto, nella vitalità dei giovani risiedeva invece la spontaneità di vita che i moralismi soffocavano. Si combatteva l’ipocrisia, la si offriva sul piano del ridicolo (il nonnino, dietro la composta facciata, abusa della governante ed è accanito lettore di riviste osé, le stesse contro cui lotta il consigliere, identificando in questa guerra uno scopo di vita e un’identità politica destinata a fallire). Interessante la citazione del “compromesso storico” e il richiamo di propaganda elettorale nel finale. Il film ha il pregio di riuscire ad infilare una dietro l’altra situazioni assurde e piccanti, a volte sciocche, senza cadere nel pecoreccio. Ely Galleani, Franca Gonella e Cristiana Borghi sono tre tra le più piccanti giovanissime reginette del cinema anni Settanta, e insieme compongono un notevole trittico. Compaiono nude per la quasi totalità del film senza pesantezza, anzi spontaneamente; si direbbe per vocazione. A loro è affidata una missione rivoluzionaria. Carletto Sposito è esilarante nelle sue crisi rabbiose, nei suoi tic isterici e nelle sue conferenze moralistiche contro l’insidia della nudità, mentre il mondo intorno a lui sprofonda nel peccato. Susan Scott è castigata e composta nel ruolo di moglie fedele fino alla liberatoria nuotata finale in una caldissima piscina dove la cinepresa si diverte ad esplorarla sott’acqua. Marcello Avallone non è un regista prolifico ma ha regalato diverse cose interessanti spaziando nei generi, dal misterioso UN GIOCO PER EVELINE (1971), film metafisico sulla maternità, agli horror SPETTRI (1987) e MAYA (1989). La sua regia dà ritmo a una storia per lo più rinchiusa tra mura domestiche e con pochi saltuari esterni. Originale colonna sonora di Nico Fidenco, in quegli anni ispirato dalla composizione degli score esotici per la seria di Emanuelle.

cugine mie locandina

Regia: Marcello Avallone; Soggetto: Roberto Gianviti; Sceneggiatura: Roberto Gianviti; Interpreti: Franca Gonella (Mara), Cristiana Borghi (Silvia), Ely Galleani (Irene), Carletto Sposìto (prof. Federico Bottiglioni, suo marito), Nieves Navarro [Susan Scott] (Gaia Bordignon, la zia), Paola Maiolini (Antonietta), Carlo Marini (Anselmo), Renato Pinciroli (Ottavio Bordignon), Fabrizio Cardinali (Tonino), Franco Spinazzola (Giulio), Francesco Pau (Carletto); Fotografia: Luciano Trasatti; Musica: Nico Fidenco; Costumi: Massimo Lentini; Scenografia: Massimo Lentini; Montaggio: Ornella Micheli; Suono: Mario Ottavi; Produzione: Costellation Film; Distribuzione: Lark Cinematografica; censura: 69279 del 30-10-1976

Recensione a cura di:

Categorie:Commedia, Commedia Sexy

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