Attenzione contiene spoiler!
Qual è il mestiere più bello del mondo? Martino lo ha trovato. Svolge il compito di guardiano della Mole Antonelliana, a Torino, sede del Museo nazionale del Cinema. Ha a disposizione un piccolo appartamento, ma soprattutto il grande magazzino di pellicole di film d’epoca, dal quale attinge per passare in loro compagnia le lunghe notti solitarie. E’ un ragazzo semplice, divoratore seriale di mele, solo, sempre in silenzio; i suoi tesori sono la bicicletta e una vecchia cinepresa da 8 millimetri, a manovella, che gli permette di catturare immagini in bianco e nero in giro per la città.
Amanda lavora in un fast food, ha molte speranze, tanti sogni e nessuna certezza del futuro. Una sera, all’ennesima provocazione del responsabile del ristorante, perde la pazienza e gli rovescia nei calzoni il contenitore delle patate fritte pieno di olio bollente. All’arrivo della autoambulanza e della polizia fugge, rifugiandosi, per caso, dentro la Mole, adiacente al negozio.
L’Angelo è il fidanzato di Martina, piccolo ladro di automobili, un po’ sbruffone e frequentatore di bar di periferia con la sua modesta banda di complici e amici. Ha ambizione, ma la spreca in questo vile arrangiarsi.
Barbara, amica di Amanda, fa parte dell’estemporaneo quartetto dei protagonisti. Durante l’assenza dell’amica, divide, con l’Angelo, appartamento e letto. E’ una ragazza franca, alla buona.
Dopo essere penetrata di soppiatto nell’edificio antonelliano all’arrivo di Martino, Amanda decide trattenersi nel museo dove si sente al sicuro. A poco a poco, scopre nel suo inaspettato compagno un silenzioso innamorato che, per dichiararsi, una sera, proietta un filmino creato per lei, con spezzoni di vecchie pellicole alternate a immagini recenti della ragazza. E’ il colpo di fulmine che mette alla prova Amanda. Ritrovata la libertà grazie all’intervento del fidanzato l’Angelo che la fa scagionare, si chiede se tornare da lui o esplorare il nuovo legame amoroso. Messa alla strette dai due ragazzi, sceglie di non scegliere, coltivando entrambe le relazioni e delude anche l’amica Barbara, sempre più innamorata dell’ Angelo.
Sarà il destino che deciderà per tutti: l’Angelo trova la morte, provocata da un metronotte impaurito; Amanda vince un grosso premio alla lotteria ed è pronta a dividere amore e futuro con Martino.
“Dopo mezzanotte” è un atto d’amore che Davide Ferrario, il regista, rivolge al cinema e alla sua storia.
La voce fuoricampo di Silvio Orlando che accompagna lo spettatore, gradevolmente, per tutto il film, ci avverte, all’inizio, che “Le storie sono come polvere nell’aria”. Possono disperdersi, essere dimenticate, finire, ma il cinema non finisce mai. Perfino il padre dei fratelli Lumière predisse: “Il cinema è una invenzione senza futuro” ma, per nostra fortuna, sbagliò l’azzardato pronostico.
Con tanta volontà, un piccolo budget e pochi mezzi Ferrario sceneggia, produce e dirige questo film che è una storia di affetti tra i protagonisti e una dedica personale per il cinema. Girato in quattro settimane, nel 2004, è commedia anomala con molti rimandi al cinema dei primi anni del novecento, alla nouvelle vague francese, alla commedia classica italiana. Si trovano coincidenze, non casuali, con il cinema di Truffaut, ma soprattutto devozione alla silenziosa recitazione e alla figura di Buster Keaton. Rivediamo scene da “One week”(1920) e “Scarecrow”(1920), oltre a spezzoni tratti da “Il fuoco”(1916), film per la sublime regia di Giovanni Pastrone.
Metacinema raffinato in un piccolo, ma intenso contenitore cinematografico. Il set nella sede del Museo nazionale del Cinema è il felice pretesto per alimentare nello spettatore, oltre al racconto della storia dei personaggi, l’interesse per le pellicole d’epoca che scorrono sullo schermo e per le acrobazie di Keaton, camei d’altri tempi. La sceneggiatura, ben scritta e sicura, ci fa apprezzare le avventure amorose dei personaggi che formano le coppie, poi le sciolgono o le fanno diventare ménage à trois, con leggerezza.
Anche lo sguardo rivolto alla città di Torino ha valore testimoniale. La consueta distanza culturale e geografica tra periferia (quartiere Falchera) e centro (Mole Antonelliana e vie adiacenti) è evidente negli atteggiamenti e nei ruoli dei protagonisti. Omaggio alla città, al suo monumento, la Mole, che, nata per diventare sinagoga, finisce per diventare Museo del Cinema con, all’esterno, un’installazione di Mario Merz che riporta verso il cielo la serie numerica di Fibonacci, molto presente per significato e riprese.
“Dopo mezzanotte” è stato girato in digitale per scelta di resa cinematografica e ottimizzazione delle spese. La cam digitale permette di risparmiare e di ottenere risultati apprezzabili. Fotografia luminosa e densa.
Dei quattro attori principali, solo Giorgio Pasotti, il protagonista, è, nel 2004, volto noto; Francesca Inaudi, Fabio Troiano e Francesca Picozza sono felici sorprese che diverranno attori di valore. Pasotti che” non parla perché non serve” è il Buster Keaton, metafora dell’uomo che ha poche parole, ma molta intelligenza. La notte è il re del Museo; il magazzino con le pellicole è la sua sala giochi e il suo sogno incantato. Troiano è un bullo di periferia di molta bravura; le sue ceneri sono disperse, alla fine, nel vento della Torino vista dall’alto.
Il film ebbe grande successo, sorprendentemente, al festival di Berlino 2004 e molte nomination ai David di Donatello che vinse nel 2005 per i migliori effetti visivi. Il film incassò 1.270.000 euro contro i circa 250.000 spesi, un miracolo rispetto alle limitate risorse finanziarie disponibili.
Tra le mille difficoltà del budget c’è anche la soluzione dell’uso di una sedia per invalidi e di un carrello della spesa di un supermercato in luogo del troppo costoso canonico carrello da set. Nessuna camera dolly, ma solo riprese a mano o quadri fissi.
La musica è particolare e sorprendente. Come rivelato dal regista ci sono alcune “marce funerarie”della Banda Ionica e della Banda di Avola, riadattate per le esigenze filmiche, oltre alla colonna sonora di Fabio Barovero e Daniele Sepe.
Dunque un piccolo gioiello caratterizzato dalla leggerezza del racconto e dalla bravura della troupe e del regista che fanno di necessità virtù per lavorare al meglio. Il successo di pubblico e critica non era scontato, ma è meritatamente arrivato perché al cinema lo spettatore vuole vedere, sempre, storie, magari semplici, ma girate con il cuore.
Frasi:
-“Perché qualcuno sia felice, qualcuno deve soffrire”;
-“Gli esseri umani tentano da sempre di applicare regole matematiche alle questioni di cuore, e costantemente con scarso successo”;
Davide Ferrario è regista, sceneggiatore, scrittore e critico cinematografico. Tra i molti film da regista, oltre a “Dopo mezzanotte”, da vedere “Guardami”(1999), “Figli di Annibale”(1998), “La strada di Levi” documentario del 2006 e “Tutta colpa di Giuda”(2009). Regista eclettico, aperto a sperimentazioni e grande intenditore di cinema.

Il film è stato editato in DVD (cliccare qui per saperne di più)

dopo mezzanotte locandina

Regia: Davide Ferrario; Soggetto: e Sceneggiatura: Davide Ferrario; Interpreti: Giorgio Pasotti, Francesca Inaudi, Fabio Troiano, Francesca Picozza; Fotografia: Dante Cecchin; Musica: Daniele Sepe, Fabio Barovero, Banda Ionica; Costumi: Paola Ronco; Scenografia: Francesca Bocca; Suono: Gianni Sardo; Montaggio: Claudio Cormio; Produzione: Rossofuoco S.a.s.; Distribuzione: Medusa Film S.p.A.; censura: 97944 del 19-04-2004

Recensione a cura di: