La monaca di Monza è una storia a tutti nota per merito di Alessandro Manzoni che narra le sue infelici vicende amorose ne I Promessi Sposi, per mezzo di Lucia ospite del convento lombardo dove la religiosa è reclusa. Eriprando Visconti si occupa di una storia lombarda del XVII secolo, romanzandola soltanto un poco e sceneggiandola dalla parte della donna, mettendo al centro del cupo dramma erotico una figura femminile tratteggiata con cura e approfondita nei minimi particolari. Virginia De Leyva (Heywood ) è la madre superiora di un convento di suore a Monza, dove è stata inserita per volontà del padre (finanziatore della struttura). Un giorno viene convinta da don Paolo Arrigoni (Krüger) a ospitare Giampaolo Osio (Sabàto), un donnaiolo impenitente ricercato dagli spagnoli per aver ucciso un cavaliere del re. Tra i due nasce l’amore, dopo uno stupro iniziale avvenuto con la complicità di altre suore e pure se il giovane non si limita a frequentare la madre superiora ma concede a molte suore le sue attenzioni. Virginia denuncia Giampaolo e lo fa arrestare, ma quando scopre di essere incita e partorisce una bambina riesce a favorire la sua evasione e per un certo periodo di tempo diviene la sua amante. Finale abbastanza noto e triste, con la Chiesa cattolica che si difende dallo scandalo imbastendo un processo farsa a base di orrende torture per estorcere confessioni di ogni tipo. Giampaolo viene ucciso, la monaca è reclusa in un convento di clausura, murata con mattoni e calce mentre a tutto schermo compare la parola Fine.
Eriprando Visconti non si è mai allontanato dalla sua Lombardia nei temi affrontati, tanto che al secondo film – sette anni dopo Una storia milanese (1962) – scrive una storia lombarda (sottotitolo), preoccupandosi di salvare la reputazione di Virginia De Leyva, presentata non solo come vittima ma anche come donna coraggiosa e innamorata, capace di affrontare la Santa Inquisizione, costretta a cedere solo dopo aver subito efferate torture. Un film d’autore che non ha niente a che vedere con film derivativi ascrivibili al filone tonaca movie, così come La vera storia della monaca di Monza(1980) di Bruno Mattei, sceneggiato da Bruno Fragasso, è soltanto un remake spinto ed eccessivo a base di erotismo e torture. Eriprando Visconti sceneggia molto bene – insieme a Gian Piero Bona – la biografia di Mazzucchelli, ne fa un dramma passionale e intenso, una storia d’amore atipica, ma anche un atto d’accusa nei confronti della corruzione delle gerarchie ecclesiastiche del tempo. Un film ingiustamente relegato tra le opere minori di un regista, che è stato oggetto di recente rivalutazione critica da Corrado Colombo e Mario Gerosa nel documentato e indispensabile Prandino – L’altro Visconti(Il Foglio, 2018).
Un cast tecnico perfetto, a partire dal regista che non sbaglia un’inquadratura, tra campi e controcampi teatrali in interni conventuali e ottime soggettive, ma anche panoramiche e carrelli esterni nelle campagne lombarde. Fotografia cupa e dai toni smorzati di Kuveiller, colonna sonora intensa e drammatica di Morricone – Nicolai, montaggio rapido di Montanari, scenografie perfette di Mogherini. Cast eccellente, a partire dall’interprete principale, l’inglese Anne Heywood, ex Miss Gran Bretagna, attiva nel poliziesco all’italiana, nel peplum e nella commedia erotica. Antonio Sabàto – noto per molto cinema di genere – è la sua spalla maschile, meno profondo della protagonista, perfetto per la parte da conquistatore avventuriero, uno spaccone amato dalle donne. Ricordiamo un’interessante Carla Gravina, una giovanissima Rita Calderoni, ma non sono da meno Laura Belli, Luigi Pistilli e Per Paolo Capponi (attore caro a Fernando di Leo che ci ha lasciato il 18 febbraio del 2018).
Eriprando Visconti mostra nel film tutto il suo stile, a metà strada tra il cinema d’autore e la ricerca di un eccesso che scandalizza e stupisce, ma che diventa un tratto rilevante e significativo della sua opera. La figura della donna sarà sempre al centro del cinema di Visconti, bravissimo nel tratteggiare personaggi femminili, così come gli uomini sono spesso relegati ai margini della storia, meri strumenti, dipinti con tratti più caricaturali.

LA MONACA DI MONZA – UNA STORIA LOMBARDA

Regia: Eriprando Visconti. Soggetto e Sceneggiatura: Eriprando Visconti, Gian Piero Bona (dalla biografia di Mario Mazzucchelli). Fotografia: Luigi Kuveiller. Montaggio: Sergio Montanari. Scenografie: Flavio Mogherini. Costumi: Danilo Donati. Arredamento: Ennio Michettoni. Musiche: Ennio Morricone. Direzione Musiche: Bruno Nicolai. Produttore: Silvio Clementelli. Casa di Produzione: Clesi Cinematografica. Distribuzione: Euro International. Durata: 105’. Genere: Drammatico. Interpreti: Anne Heywood (Virginia), Antonio Sabàto (Giampaolo), Tino Carraro (monsignor Barca), Hardy Krüger (don Paolo), Luigi Pistilli (conte de Fuentes), Carla Gravina (Caterina), Margarita Lozano (suor Benedetta), Caterina Boratto (suor Francesca), Giovanna Galletti (suor Angela), Renzo Giovanpietro (Vicario), Anna Maria Alegiani (suor Ottavia), Francesco Carnelutti (cantastorie), Maria Michi (suor Bianca), Giulio Donnini (Molteno), Rita Calderoni (suor Giovanna), Laura Belli (suor Candida), Pier Paolo Capponi (conte Taverna).

Recensione di

Gordiano Lupi