Marco Ferreri (Milano, 1928 – Parigi, 1997) è un regista colto e raffinato, più amato in Francia che nel suo paese, dimenticato dopo la sua morte. Si avvicina al cinema dopo aver fatto il rappresentante di liquori, comincia dalla pubblicità e dalla produzione (con Zavattini), conosce il giovane umorista Rafael Azcona e dà un svolta alla sua carriera. I suoi tre film di esordio – El pisito, Los chicos, El cochecito (1958 – 60) – sono realizzati in Spagna con la collaborazione di Azcona e segnano i tratti fondamentali della sua vena autoriale: il sarcasmo e il grottesco. In Italia segnaliamo, in piena sintonia con l’esordio iberico: L’ape regina (1962) , La donna scimmia (1963), Il professore (in Controsesso) (1964). Ferreri realizza le cose migliori quando usa sarcasmo, metafora e paradosso, gira film dissacranti basati sul pessimismo nei confronti di uomo e società, polemizza contro le istituzioni e attacca un sistema che non condivide. Tra i suoi film memorabili citiamo: La cagna (1971), L’udienza (1971) – in corso di restauro -, La grande abbuffata (1973), Non toccare la donna bianca (1974), L’ultima donna (1975), Dillinger è morto (1968), Ciao maschio (1977), Storie di ordinaria follia (1981), Storia di Piera (1982), Il futuro è donna (1986), Come sono buoni i bianchi (1986), La carne (1991). Trenta film in carriera, l’ultimo – mai visto – Nitrato d’argento (1995), lavoro – testamento dedicato a un cinema che non esiste più. Abbiamo rivisto La carne, una delle sue ultime cose, tra le più dissacranti ma anche tra le meno riuscite, che tenta di far recitare persino una Francesca Dellera, davvero negata per il cinema impegnato, ma che gode di un Castellitto in gran forma, perfetto per un’interpretazione sopra le righe. La carne ha come tema di fondo l’incomunicabilità tra uomo e donna, la distanza abissale che separa due mondi, due modi diametralmente opposti di intendere la vita. Protagonista di un film pervaso di umorismo grottesco è Paolo (Castellitto), impiegato comunale e cantante di piano bar, separato da una moglie che non vuol più vedere, con due figli e un cane (la sola presenza che rimpiange). Un bel giorno incontra Francesca (Dellera) – la scelta dei nomi rappresenta bene la dose di ironia – e per lei abbandona tutto, dal lavoro agli amici, ritirandosi a vivere nella sua casa sulla spiaggia di Anzio, tra eccessi di sesso e di cibo. Il film è pervaso di metafore, dialoghi e situazioni surreali, dal rapporto madre – figlio, che il protagonista subisce anche dopo la morte, fino all’impossibilità di sostenere un dialogo con la donna e con gli stessi figli. “Una prima comunione non si nega a nessuno”, è il leitmotiv iniziale, quando viene a sapere che la moglie non vuol comunicare i figli e lui ricorda la madre nel giorno di un sacramento celebrato di nascosto dal padre. Ma abbiamo anche il solito contrasto con la società dei consumi rappresentato dalla ingombrante presenza della Coca Cola, così come il rifiuto di pronunciare la parola osceno, che Ferreri sentiva spesso ripetere riferita ai suoi film. Molta musica d’autore interpretata da Castellitto, da Bartali (Conte), a Gesù Bambino (Dalla), passando per Buonanotte fiorellino (De Gregori), Una spiaggia solitaria (Battiato) e Se ti tagliassero a pezzetti (De Andrè), ma anche qualche bolero sudamericano, Innuendo dei Queen e qualche pezzo di flamenco rendono interessante la colonna sonora. Molte le metafore che oggi rivediamo nei film di Sorrentino, come la donna incinta che allatta e le cicogne che compaiono nel finale per significare un desiderio represso di maternità. Infine giunge il solo modo che ha l’uomo per tenere la donna con sé, per non perderla, assecondare il desiderio cannibale degli amanti, trasformarla in carne e mangiarla, visto che è impossibile capirla. La carne è un film intriso di erotismo viscerale, ben fotografato da Guarnieri, tra poetici tramonti e albe suggestive sul mare, molto teatrale, girato quasi del tutto in interni. Un lavoro criptico e complesso, che si comprende più oggi che al tempo della sua uscita in sala, quando i critici erano attenti soprattutto allo scandalo, mentre il pubblico affollava le sale solo per vedere Francesca Dellera. La prorompente attrice di Latina – lanciata da Tinto Brass con Capriccio (1988) – raggiunge il successo internazionale proprio con La carne, ma subito dopo comincia la sua fase calante. Ferreri la definisce la pelle più bella del cinema italiano e lo stesso Fellini la vorrebbe nel suo Pinocchio – mai realizzato a causa della morte del regista – come Fata turchina. Tullio Kezich afferma entusiasta che quando è vestita sembra nuda e quando è nuda sembra vestita. Tutti eccessi anni ottanta, adesso molto stemperati. Ricordiamo solo che La carne è uno dei pochi film in cui la sentiamo recitare con la propria voce e non è il massimo. Per il ruolo di Paolo, Ferreri avrebbe voluto Villaggio, ma in definitiva Castellitto è perfetto per il ruolo. Presentato in concorso – con poco successo – al 44° Festival di Cannes. Non è il miglior Ferreri.

1991 - La carne - tt0101548-060-96646-Italiano

Regia: Marco Ferreri. Soggetto: Marco Ferreri. Sceneggiatura: Marco Ferreri, Liliana Betti. Collaboratori alla Sceneggiatura: Massimo Bucchi, Paolo Costella. Fotografia: Ennio Guarnieri. Colore: Technicolor. Montaggio: Ruggero Mastroianni. Scenografia: Sergio Canevari. Costumi: Nicoletta Ercole. Trucco: Luigi Rocchetti. Aiuto Regista: Paolo Costella. Direttore di Produzione: Maria Grazia Dabalà. Fonico in Presa Diretta: Jean Pierre Ruu. Produttore: Giuseppe Auriemma. Organizzatore Generale: Valentino Signoretti. Casa di Produzione: M.M.D.. Durata: 90’. Genere: Erotico, Grottesco. Interpreti: Sergio Castellitto, Francesca Dellera, Philippe Léotard, Farid Chopel, Petra Reinhardt, Gudrun Gundlach, Nicoletta Boris, Massimo Bucchi, Sonia Topazio, Pino Tosca, Eleonora Cecere, Matteo Ripaldi, Clelia Piscitello, Elena Wiedermann, Fulvio Falzarano, Daniele Fralassi, Salvatore Esposito.

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