Drammatico

SENZA VERGOGNA (1986) di Gianni Siragusa – recensione del film

II sedicenne Andrea De Marchi, paraplegico costretto sulla sedia a rotelle, vive in una ricca tenuta della campagna viareggina con la madre Alessia e il padre Giorgio. Il ragazzo, rifiutato nei suoi goffi approcci sessuali dalla disinibita domestica Aretha, dalla contadina e financo da una spregiudicata compagna di scuola, trova sfogo alle sue pulsioni spiando voyeuristicamente i genitori nelle loro, neanche tanto nascoste, effusioni… o il solo padre, in audaci performances extraconiugali con le dipendenti della tenuta. Frustrato e represso, Andrea comincia a provare una malsana attrazione verso sua madre, e la situazione precipita con l’entrata in scena di un affascinante vicino di casa, del quale la donna si invaghisce… Girato nel Febbraio/Marzo del 1985, con il titolo di lavorazione “Andrea… mio figlio”, il film di Siragusa si apre con una lunga, quasi interminabile sequenza del Carnevale di Viareggio, palesemente inserita per fini di metraggio e forse a scopo promozionale. Richiama, almeno nel titolo, il Senza scrupoli di Valerii, ma come tematica é debitore di Grazie zia, Malizia, e di tutto quel filone che vede nella famiglia il luogo di elezione per lo sviluppo di pulsioni adolescenziali fuori controllo. Si potrebbe, a rischio di linciaggio… richiamare come antesignano celebre, il “Soffio al cuore” di Malle… ma solo per la traccia, perché lo sviluppo é tutt’altra cosa. La sceneggiatura di Regnoli é zeppa di cliché e i dialoghi spesso ridondanti e altisonanti, per le situazioni descritte. L’erotismo, (che solo dovrebbe giustificare la visione), freddo e distaccato, con tempi di ripresa dilatati, eccessivamente lunghi. Spicca, per audacia quasi hard, una sodomizzazione con uovo subita dalla debuttante Cristina Colecchia ad opera di Dino Strano. Attrice, la Colecchia, che col nome d’arte di Manya diventerà una delle più note, ed “estreme”, porno-attrici del panorama italiano. La recitazione é a livelli di sufficienza, fatta eccezione per la prova di Christian Borromeo che, al suo canto del cigno come attore, offre una interpretazione piuttosto convincente dello sfortunato Andrea. Gabriele Tinti, sempre bravo, svolge il suo compito in modo preciso, senza infamia né lode. Malisa Longo, splendida. Ci sono poi le maestranze locali, come il viareggino Sandro Mallegni ( visto in Good Morning Babilonia dei Taviani) nel ruolo del postino o Maria Teresa Alaimo, accreditata erroneamente Alaino… chiaroveggente pisana oggi specializzata nella lettura del capezzolo(!) E alcuni oscuri figuranti che nulla aggiungono né tolgono al parterre recitativo…ad esempio, la bionda Irina Carletti, apparsa brevemente nel Pentito di Squitieri. La fotografia, di Domenico (Memmo) Vincioni, illumina a giorno paesaggi e atmosfere che forse avrebbero richiesto un tono più “flou”. Per il resto, protagonista é la celebre Villa Jacopetti a Torre del Lago Puccini, appartenuta a Gualtiero Jacopetti, e la campagna della Tenuta dei Borboni… con le sue vigne, i casolari, i campi dove si consumano infuocati amplessi alla luce del sole. La musica di mestiere del maestro Pintucci, un po’ troppo “elettronica”, sottolinea malinconicamente le scene… dove abbondano però le zoomate tipiche dello “stile” di Siragusa, le situazioni improbabili. In una sequenza, Dino Strano possiede selvaggiamente Rita Silva…in mutande. Forse, né il regista, né il produttore (Giacomo Billi, purtroppo scomparso) erano pienamente convinti nel trattare un argomento delicato come quello dell’incesto…l’operazione é leggera, palesemente a fini economici. Però, quando alla fine Andrea, rivolgendosi alla madre: “Mamma… anche a te, faccio ribrezzo?” beh, un brividino lungo la schiena scorre. E poi, l’edipico finale, liberatorio.

senza vergogna

Soggetto: Piero Regnoli Sceneggiatura: Piero Regnoli, Gianni Siragusa. Direttore della fotografia: Memmo Vincioni. Operatore: Ubaldo Iacopini. Assistente operatore: Roberto Schettini. Direttore di produzione: Giacomo Billi. Ispettore di produzione: Tonino Fiore Segretario di produzione: Maurizio Baratella. Aiuto regista: Luigina Lovari. Segretaria di edizione: Lidia Fiore. Fonico: Massimo Lari. Cast: Christian Borromeo(Andrea), Malisa Longo(Alessia), Dean Stratford[Dino Strano] (Giorgio), Gabriele Tinti(Massimo Alliata), Rita Silva[Rita Pistolozzi] (Aretha, la domestica), Cristina Colecchia[n.c.] (la contadina), Sandro Mallegni(il postino), Maria Teresa Alaino [Alaimo] (zia di Carlo), Vittoria Ricci (Gioia), Irina Carletti(contadinella insidiata da Giorgio), Marisa Frau(Marisa), Katia Giraffi[n.c](amica di Alessia scena del thé), Yari Porzio[n. c] (contadino) casa di produzione :Fuxia International Film censura:81385 del 26/03/1986

Recensione di Massimo Bianchi

Categorie:Drammatico, Erotico

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