Spaghetti Western

JOHNNY ORO (1966) di Sergio Corbucci – recensione del film

Attenzione contiene spoiler.

Non gli importava dell’amore a Johnny Oro, il suo unico amore era l’oro” Johnny Oro è un bounty killer che fa la spola tra i confini degli Stati Uniti e il Messico alla caccia di banditi con una taglia sulla testa. Il pagamento della ricompensa è preteso rigorosamente in metallo giallo prezioso. La ricerca in territorio messicano dà buoni frutti. Il solitario Johnny uccide due capobanda, Paco e Ramon Perez , oltre ad un loro compare, all’uscita da una chiesa, dove il più vecchio dei fratelli fuorilegge ha sposato, con la forza, una giovane donna. Oro risparmia il fratello più giovane, Juanito, non braccato dalla giustizia, scatenando in lui un rabbioso desiderio di vendetta. Tutta la vicenda si sposta a Coldstone, piccolo paese del West, dove l’integerrimo tutore della legge è lo sceriffo Norton che non ammette armi nel suo territorio. Anche Johnny dovrà consegnare la sua pistola d’oro, così unica e così letale. Juanito, dopo aver tentato, senza successo, di far ammazzare Oro da tre mariachi, scatena la rabbia e la violenza di indiani e messicani reclutati per distruggere la città. Nel frattempo, vigliaccamente, i pavidi abitanti fuggono. Restano a contrastare gli efferati assalitori, lo sceriffo, la moglie, suo figlio, un vecchio e Johnny,temporaneamente in galera. Il finale è un tripudio di ammazzamenti di cattivi messicani ed indiani;Juanito è ucciso nel canonico duello con il bounty hunter e lo sceriffo, pur ferito, salva la famiglia e il vecchio. Tutto nella devastante distruzione della cittadina tra fuoco, fiamme e deflagrazioni causate dallo scoppio della dinamite che Johnny ha seminato a piene mani. Di animo buono, egli trova anche la generosità per lasciare allo sceriffo e al paese un tesoro in oro, bottino nascosto a suo tempo dalla banda Perez in un cannone che faceva bella mostra all’entrata del paese. Il nostro eroe, infine, può cavalcare verso nuove avventure e nuovi fuorilegge da catturare per denaro. “Johnny Oro” esce nel 1966 nelle sale italiane a ruota del successo di “Django”girato sempre dal regista Sergio Corbucci, grande maestro, tra gli altri generi, dello Spaghetti western. In realtà il film venne girato nel 1965 e, inizialmente, doveva chiamarsi “Ringo cavalca ancora” (in alcune versioni estere compare il nome Ringo) a traino del successo de “Una pistola per Ringo” e “Il ritorno di Ringo”, appunto, del 1965. L’uscita venne poi prorogata all’anno successivo. E’ un film di nicchia, un po’ snobbato dai critici del tempo e poco amato dallo stesso Corbucci, al suo secondo film western. Anche gli sceneggiatori Bolzoni e Rossetti lo consideravano “fiacco” e l’aiuto regista Ruggero Deodato lo definiva “bruttissimo” ( a lui dobbiamo,tra le tante opere, anche il successo del genere cannibal movie). Noi che scriviamo abbiamo, invece, trovato spunti che destano interesse per la messa in scena e l’intuizione narrativa. Fermo restando la modestia delle risorse economiche a disposizione, troviamo, con piacere, nella sceneggiatura, tutte le figure che il genere ci ha fatto conoscere prima e dopo la realizzazione di “Johnny Oro”. Corbucci e gli sceneggiatori narrano di un protagonista spietato con la pistola d’oro, cavaliere bello e solo, avido, ma non troppo, se è capace di donare un tesoro e di anteporre la libertà e il ricordo della mamma ad ogni ricchezza. Scanzonato alla Terence Hill quando prepara la miscela di whisky, mostarda, latte e pomodoro prima di rovesciarla in testa al barman e partecipare alla zuffa nel saloon. A disposizione dello spettatore ci sono tutti gli stereotipi del genere: la banda dei cattivi messicani, lo sceriffo pronto al sacrificio e gli indiani ( di solito poco utilizzati nel genere) spietati ed ubriachi ( il barista, alla faccia del politically correct, esclama “E’ proibito dare whisky agli indiani!”). Non può mancare il saloon con la dolce Margie, cantante, innamorata di Oro, il vecchio che predilige la prigione alla vita di paese, il giovane bandito accecato dalla vendetta e l’inevitabile dinamite che mette tutto a posto. La regia è ricca di primi e primissimi piani, gli zoom sono in numero contenuto ed eseguiti con sobrietà, le molte riprese in movimento si fanno apprezzare. Promossi l’incendio e le esplosioni finali. Colonna sonora di Carlo Savina con tanta “tromba”, come d’uso in quegli anni; la canzone dei titoli di testa, risentita durante la visione, non è commentabile. Tra i protagonisti l’americano Mark Damon, Oro con i baffetti, al primo western italiano , reduce da un Golden globe Usa e dalla esclusione come attore di “Boccaccio ‘70” ad opera di Visconti che gli preferì Tomas Milian. Lo sceriffo è Ettore Manni, viso forse troppo nostrano e Margie è una giovane Valeria Fabrizi. All’epoca si rimproverò a Corbucci di aver utilizzato indiani con gli occhi blu e sfacciatamente italiani. Damon non sapeva andare a cavallo e non parlava italiano. Qualche scena richiama parte della filmografia western americana: le riprese dell’assalto alla prigione da “Massacro al Grande Canyon” e la difesa del paese da parte dello sceriffo ,aiutato dalla moglie, da“Mezzogiorno di fuoco” del 1952 di Zimmerman. Idea concettuale perché in “Johnny Oro” i tre banditi del film americano sono qui un’orda di assalitori e c’è Johnny a dar man forte allo sceriffo. E poi Ettore Manni e Giulia Rubini non sono certo Gary Cooper e Grace Kelly, ma pazienza. Dunque un film promosso con qualche riserva, ma che rimane pur sempre di Corbucci e nelle sue corde di capace filmaker. Sergio Corbucci (1927-1990) è stato un maestro e un grande navigatore del cinema di genere italiano. I peplum, le commedie,i musicali,i gialli e soprattutto gli spaghetti western ne hanno caratterizzato originalità e professionalità. Con i personaggi Django/Franco Nero, Minnesota Clay/Cameron Mitchell, Navajo Joe/Burt Reynolds e i film, tra gli altri, “Gli specialisti”,”Il mercenario” e il bellissimo “Il grande silenzio” con Klaus Kinski e Jean-Louis Trintignant tra le nevi del Far West, il cinema italiano e gli spettatori hanno apprezzato questo grande maestro artigiano. Curiosità: -Frase di lancio “Esplode sullo schermo Johnny Oro”; -Per il lancio venne confezionata una piccola colt di cartone con la scritta Johnny Oro e regalata ai bambini davanti ai cinema. – A Roma: “Questa sera al Cinema Adriano potete incontrare Johnny Oro!” -La scena dell’uccisione di un attore con un’accetta verrà ripresa nel film di Corbucci “Navajo Joe” del 1966. Abbiamo utilizzato, per questa recensione, informazioni tecniche e notizie riprese dall’ottimo volume “Spaghetti western-volume 1” scritto da Matteo Mancini ed edito da Edizioni Il Foglio che ringrazio.

Il film è stato pubblicato in DVD (clicca qui per saperne di più).

JOHNNY ORO

Regia: Sergio Corbucci Soggetto: Adriano Bolzoni, Franco Rossetti Sceneggiatura: Adriano Bolzoni, Franco Rossetti Interpreti: Mark Damon (Johnny Oro), Valeria Fabrizi (Margie), Franco De Rosa (Juanito Perez), Giulia Rubini (Jane Norton), Loris Loddi (Stan Norton), Andrea Aureli (Gilmore, proprietario saloon), Pippo Starnazza(Matt), Nino Vingelli, Janos Bartha [John Bartha], Vittorio Bonos, Bruno Scipioni, Silvana Bacci, Giulio Maculani, Giovanni Cianfriglia, Evaristo Signorini, Lucio De Santis, Ivan Basta, Francesco Figlia, Amerigo Castrichella, Ettore Manni (sceriffo Norton) Fotografia: Riccardo Pallottini Musica: Carlo Savina Costumi: Berenice Sparano, Marcella De Marchis, Carlo Simi Scenografia: Carlo Simi Montaggio: Otello Colangeli Suono: Alessandro Sarandrea, Sandro Ochetti, Fausto Achilli Produzione: Sanson Film Distribuzione: Metro Goldwyn Mayer censura: 46650 del 18-03-1966

Recensione a cura di: Dino Marin

Categorie:Spaghetti Western

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