ATTENZIONE CONTIENE SPOILER “Tu qui dentro sei al sicuro! Qui dentro non entra nemmeno lo Spirito Santo!” Roma, giorni nostri. Claudio Verona è un uomo d’affari che si occupa di finanza ed economia. E’ un manager di alto livello e di pochi scrupoli, tradisce la moglie ed è cinico quanto basta. Come ogni mattina attraversa Roma, già particolarmente trafficata, in macchina con autista, per recarsi in ufficio dove deve trattare, con un cliente, una importante operazione commerciale. Preso come al solito l’ascensore, non può sospettare che, all’interno di questo limitato perimetro spaziale, dovrà trascorrere molte ore di tensione e disperazione che stravolgeranno per sempre la sua vita. All’altezza del settimo piano l’ascensore si blocca, permettendo l’apertura parziale delle porte, ma non l’uscita dell’infastidito Claudio. Intanto arriva dai media la notizia di un virus che si sta propagando e che sta già paralizzando la città. Trasforma le persone contagiate in pericolosi zombie assetati di sangue. Per Verona iniziano le ore più terribili della vita. Si difende dagli assalti dei mostri assassini, conosce, grazie al cellulare, le atrocità che stanno avvenendo nella metropoli assalita e, alla fine,riesce ad uscire, con l’aiuto di un poliziotto sopravvissuto all’epidemia, dalla trappola ove è rinchiuso. Roma è deserta. All’aria aperta, nella ritrovata “libertà” di muoversi, trova solo cadaveri e cecchini della polizia Dai tetti dei palazzi sparano ai contaminati che si aggirano tra le vie. Claudio Verona è salvo, può tornare a casa, forse… “The end?L’inferno fuori”, girato nel 2018, rende merito al cinema di genere italiano di nuova generazione. Il regista Daniele Misischia, alla sua opera prima per un lungometraggio, ha la capacità di stimolare interesse e coinvolgimento dello spettatore, sviluppando tutto il racconto, ben 100 minuti, all’interno del piccolo vano dell’ascensore di un’azienda di servizi finanziari. In questa stanza semichiusa ( solo le porte sono parzialmente aperte senza permettere l’uscita del malcapitato occupante) si sviluppa la giornata che, in chiave di dramma horror claustrofobico, permetterà al protagonista di riconsiderare tutta la sua vita di uomo insensibile e sprezzante. Dal piccolo vano ove è rinchiuso, è spettatore, dallo schermo esplorativo del cellulare, metafora della sindrome dell’osservatore passivo, dell’apocalisse che coinvolge la città. Non può fare nulla per gli amici, i colleghi e sua moglie, a casa. A lui è riservato il terrore che userà per difendersi dai contaminati assetati di sangue. E’ improprio parlare di zombie-movie. Qui non ci sono i caracollanti mostri alla Romero o alla Tommy Wirkola, ma persone infette da uno sconosciuto virus che la contaminazione ha trasformato in invasati assalitori. Si è letto che certa critica ha giudicato il loro make up insufficiente, che sono troppo “umani”. Non siamo d’accordo, Misischia ha creato i “suoi” infetti e tanto basta per renderli originali, senza ricorrere a maschere o effetti speciali già troppo vistI. Sono importanti nel contesto del film, ma il regista ha avuto l’intuizione e la capacità di non metterli, da soli, al centro della trama. I tanti piano sequenza, i primi e i primissimi piani che il protagonista sostiene con dote, hanno dato, nell’area spaziale contenuta, volume e struttura alla messa in scena. Ci si abitua presto a vedere il mondo del protagonista con i suoi occhi di paura fissi sulle porte socchiuse dell’ascensore.Siamo anche noi in attesa di qualche sorpresa sconvolgente che, puntualmente, arriva. La durata insolita e l’ubicazione dello spazio scenico fanno da riscontro, talvolta, a qualche caduta di tensione narrativa. La sceneggiatura, scritta con Cristiano Ciccotti, risolve l’impasse con colpi di scena e azioni non intuibili, da horror di vecchia fattura. Nelle riprese esterne c’è la Roma dal traffico insuperabile, quella da inquadratura turistica e quella vuota, da cadaveri sparsi sulla strada. Città mai a misura d’uomo, forse la metropoli è il virus da sconfiggere. C’è sangue sulle mani del protagonista, sui corpi degli avvelenati; scorre sulle pareti, sul pavimento degli uffici. Lo sconfinamento nello splatter è quasi obbligatorio, sempre apprezzato per un film come questo. Ottima la scelta degli attori. Alessandro Roja è entrato benissimo nel ruolo, prima canaglia, poi incredulo ed infine uomo deciso, come da copione ben recitato. Lo ricordiamo interprete di film come “Song’e Napule”, “Magnifica presenza”, “L’ora legale” e tante serie tv tra le quali “Romanzo criminale” e “1992”. Da segnalare Claudio Camilli nel ruolo del poliziotto che interagisce con Verona e Euridice Axen, collega ex amante. Carolina Crescentini presta la voce fuori campo alla moglie del protagonista; sua è anche l’immagine dello sfondo del cellulare. Infine Marco Manetti dei Manetti Bros. è la voce del responsabile dell’impianto dell’ ascensore. I Manetti Bros. hanno prodotto il film con Rai Cinema e hanno offerto a Misischia la possibilità di centrare questo difficile e originale esordio da lungometraggio di larga distribuzione. Artigiani e registi talentuosi (“Piano 17”,”L’arrivo di Wang”,”Song’e Napule”,”Ammore e malavita” tra gli indimenticabili film), rappresentano la difesa e l’onore del cinema di genere contemporaneo. Daniele Misischia, già operatore e regista di seconda unità in “Song’e Napule”, ha ideato e girato il film colletivo “Adrenaline” del 2015 e il film, raccolta di cortometraggi, “17 a mezzanotte” del 2014. Ha diretto “Il giorno dell’odio” nel 2011 e alcune serie web. In questo suo ultimo lavoro ha voluto portare, come da lui dichiarato, le atmosfere di tensione alla “Kubrik” e si è, in qualche modo, ispirato a “In linea con l’assassino” del 2002 di Joel Schumacher dove il protagonista si confronta, dall’interno di una cabina telefonica, in tempo reale, con un killer che lo tiene sotto mira. Il film è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma 2018 Da parte nostra, dopo la visione di “The end?L’inferno fuori”, Daniele Misischia è promosso a pieni voti per il coraggio e la bravura. Lo aspettiamo fiduciosi alla prossima prova, per la conferma definitiva del suo talento e per il bene del cinema italiano.

the end locandina

Regia: Daniele Misischia; Soggetto: Daniele Misischia; Sceneggiatura: Cristiano Ciccotti; Produttore: Manetti Bros.; Casa di produzione: Rai Cinema; Distribuzione (Italia): 01 Distribution; Fotografia: Angelo Sorrentino; Montaggio: Federico Maneschi; Effetti speciali: Simone Silvestri; Musiche: Isac Roitn; Scenografia: Noemi Marchica; Trucco: Leonardo Cruciano; Art director: Noemi Marchica; Interpreti: Alessandro Roja; Euridice Axen; Claudio Camilli; Benedetta Cimatti; Roberto Scotto Pagliara.

Recensione a cura di: Dino Marin