Non si ruba a casa dei ladri esce il 3 novembre 2016 e non ha una buona distribuzione, in provincia neppure arriva, segno di una decadenza dei prodotti targati Vanzina, ormai di taglio televisivo e destinati a tale mercato. Nonostante tutto la pellicola presenta caratteristiche positive e si segnala come uno dei pochi lavori vanziniani legati all’attualità politico – economica, nella fattispecie ai fatti malavitosi scoperti a Roma proprio in quel periodo storico. In breve la trama, molto articolata e ben sceneggiata secondo la tecnica del colpo di scena e della suspense. Antonio Russo (Salemme) è sposato con Daniela (Rocca), un brutto giorno vede finire in rovina la sua impresa di pulizie per un appalto non assegnato, ed è costretto ad andare a vivere da zia Titina (Vitale) insieme alla moglie e alla figlia neolaureata. Per pagare il master a Boston della ragazza i due coniugi s’impiegano come domestici in casa di Simone Santoro (Ghini), un intrallazzone fidanzato con la bella trucida Lori (Arcuri). Il disonesto datore di lavoro è in combutta con un ministro (Buompastore) ed è il gestore di tutti i traffici illegali che si svolgono nella capitale, compresa la disfatta dell’impresa di Antonio. Venuti a sapere che Santoro è il responsabile dei loro guai, i coniugi Russo mettono su una banda e organizzano una truffa per impossessarsi dei soldi che il malvivente ha depositato in Svizzera. Non scendiamo nei particolari, perché tutta la seconda parte del film è basata su colpi di scena e su una sceneggiatura ricca di verve e di momenti da giallo comico. Il finale vede la truffa compiersi anche se a godere dei soldi sarà la zia Titina. Antonio si toglie la soddisfazione di far capire a Simone che lui ha organizzato tutto, dopo aver capito chi l’aveva mandato in rovina. Adesso sono pari. Non si ruba a casa dei ladri omaggia molto cinema del passato, come tradizione dei Vanzina, soprattutto Crimen di Mario Camerini e tutte le pellicole comiche basate su una truffa, un orologio, una stangata. Fa leva su una sceneggiatura solida e ben oliata, pur senza strafare intrattiene e diverte, senza rinunciare a far pensare a tutto il malaffare che circonda Roma Capitale e l’Italia intera. Ben girato, a partire da una panoramica di Roma tra piani sequenze e dissolvenze alternate, che nel finale torna al contrario per chiudere il cerchio come in un romanzo. Due troupe, una a Roma e l’altra a Zurigo, per imbastire i due tempi della commedia, che comincia in tono dimesso per modificarsi in action comico brillante. Attori bravi e ben calati nelle parti, su tutti un Mattioli, che si lascia andare a un paio di pezzi romani da antologia, presi dal teatro di Proietti mixati con Gioacchino Belli e Petrolini. Salemme è il napoletano onesto, Rocca la torinese innamorata e vendicativa, Ghini il truffatore maldestro, Arcuri la bonazza trucida. Tutti perfetti, anche un’Arcuri non più giovanissima che da tempo non si vedeva al cinema – impegnata com’era in televisione – ma che ci regala una delle sue interpretazioni più convincenti. Fotografia e tempi di montaggio da television-movie permeato di un minimo di critica sociale, annacquata secondo lo stile dei Vanzina, senza andare troppo a fondo ma intrisa di buoni sentimenti. In fondo anche il truffatore è un povero diavolo, figlio di un sindacalista integerrimo, che rimpiange i tempi in cui credeva alle fiabe di un babbo che narrava le vicende di un improbabile pesce pipa. Poi via al qualunquismo tipico del loro cinema: non esistono più destra e sinistra, l’importante è starci, facilitare molto, avere le amicizie giuste, entrare nel giro. Inevitabile l’accenno al mare e a un’infanzia passata a Fregene che fa parte del loro immaginario, come non possono mancare le citazioni al cinema italiano del passato (Vedi Omar quant’è bello, ricorda Totò d’Arabia), ma pure nordamericano (Al mio segnale scatenate l’inferno! è da Il gladiatore). Perfetta la citazione realistica della festa tra politici e intrallazzoni vestiti da antichi romani, così come sono da manuale le interpretazioni da trucidi di Ghini e Arcuri, ma pure di Rocca e Salemme quando si travestono per fare il colpo. Erotismo ai minimi termini, come in ogni film dei Vanzina, da sempre autori per famiglie, nonostante la presenza delle prorompenti Manuela Arcuri (non si spoglia mai!) e Ria Antoniou (estetista sexy molto disinibita). Non si ruba a casa dei ladri non è il miglior film dei Vanzina ma è un passo in vanti rispetto alle ultime decadenti produzioni ed è un buon film di puro intrattenimento che diverte tutta la famiglia.

Non si ruba a casa dei ladri locandina

Regia: Carlo Vanzina. Soggetto e Sceneggiatura: Carlo Vanzina, Enrico Vanzina. Fotografia: Enrico Lucidi. Musiche: Giuliano Taviani, Carmelo Travia. Fonico in Presa Diretta: Mirko Pantalla. Aiuto Regia: Giorgio Melidoni. Direttore di Produzione: Veronica D’Aloisi. Operatore alla Macchina: Giosuè D’Andrea. Trucco: Maria Lepre. Montaggio in Presa Diretta: Francesco Vallocchia. Case di Produzione: Medusa Film, International Video 80. Distribuzione: Medusa Distribuzione. Teatri di Posa: Cinecittà Studios (Roma). Location: Roma, Zurigo. Durata: 93’. Genere: Commedia. Interpreti: Vincenzo Salemme (Antonio Russo), Stefania Rocca (Daniela Russo), Massimo Ghini (Simone Santoro), Manuela Arcuri (Lori Carlucci), Maurizio Mattioli (Giorgio Bonetti), Teco Celio (Herr Muller), Lorenzo Balducci (Michele), Liliana Vitale (zia Titina), Barbara Ramella (Francesca), Ria Antoniou (Demetra, l’estetista), Ralph Palka (banchiere), Fabrizio Buompastore (onorevole Maronaro), Rosa Ferraiolo Bordon (Marisa), Diego Migeni, Giorgio Melidoni, Alessandro Sanguigni, Rosario Terranova, Tatiana Winteler, Maria Teresa Borela Baluyot, Nolasco Cruz Sta Isabel, Stefano Ambrogi, Ahmed Ajil Einsatz, Gianni Agrò, Flavio Domenici, Sara Allegrucci, Mario Patanè, Tiziano Lepone, Gianluca Caldironi, Vanessa Fulvio, Marco Fiorini, Lallo Circosta, Mauro Bellisario, Ursula Volkmann, Natalie Hunig, Cristiano Lucarelli

Recensione di Gordiano Lupi