Con l’aiuto di Dio si può fare qualunque cosa, sostiene Richard Harrison; ma è grazie alla pistola di Gilbert Roland che il prete Harrison e il piccolo Tommy recuperano il tesoro trafugato dalla missione di Santa Guadalupe, dopo che quello ha recuperato la mappa del nascondiglio da un terribile bandito – interpretato da Folco Lulli – a sua volte inseguito da un’orda di tagliagole messicani. Per raggiungere il nascondiglio del bottino dovranno attraversare un vasto tratto di zona desertica, e nel lungo viaggio si sviluppano diversi doppi – se non tripli – giochi per entrare in possesso dell’oro. Inutile aggiungere che muoiono tutti meno che i buoni. Dario Silvestri è in realtà il solido artigiano – qui anche produttore – Marino Girolami (assai più a suo agio nella parodia, come testimoniano I magnifici Brutos del West, 1964 e Due rrringos nel Texas, 1967); e il film è tutto meno che un capolavoro. Desunto piuttosto sciattamente dal romanzo stevensionano L’isola del tesoro, il film perde di ritmo nella seconda parte – quella del viaggio – dove abbondano fitti dialoghi inutili e continui cambi di prospettiva dei protagonisti, finendo per perdere coerenza e, di conseguenza, credibilità. Inoltre, non bastasse il trattamento mediocre del trio Tito Carpi (Lo chiamavano Tresette… giocava sempre con il morto, 1973 di Giuliano Carnimeo), Manuel Martínez Remís (Reverendo Colt, 1970 di León Klimovsky) e Amedeo Sollazzo (che si è praticamente sempre dedicato al cinema della coppia Franco Franchi/Ciccio Ingrassia), Girolami/Silvestri non sembra nemmeno particolarmente interessato agli aspetti più spettacolari del genere, risolvendo le sparatorie in scene rapide e di scarso “appeal”. Dal canto suo, Richard Harrison (Joko invoca Dio… e muori, 1968 di Antonio Margheriti) appare sempre fuori dall’azione, a tratti addirittura incredulo; molto più efficace risulta, invece, il messicano Gilbert Roland (Vado… l’ammazzo e torno, 1967 di Enzo Girolami). Ennio Girolami (I crudeli, 1967 di Sergio Corbucci) è un “villain” – non del tutto per sua responsabilità – di scarso spessore; in compenso, il giovanissimo Humberto Sempere (interprete di un pugno di pellicole del cinema iberico più oscuro) si rivela discreto. Simpatica la presenza dell’esperto Roberto Camardiel (Per qualche dollaro in più, 1965 di Sergio Leone). Nella sua modestia e inazione, viene anche attraversato da fugaci riferimenti religiosi che risultano involontariamente comici, dando un tocco “kitch” che, purtroppo, non è in grado d’innalzarne la valenza “trashistica”.

ANCHE NEL WEST C'ERA UNA VOLTA DIO locandina

Regia: Marino Girolami Sceneggiatura: Marino Girolami, Amedeo Sollazzo, Tito Carpi, Manuel Martinez Ramis Interpreti: Richard Harrison (padre Pat Jordan), Gilbert Roland (Juan Chasquisdo), Dominique Boschero (Marta), Folco Lulli (colonnello Bob Ford), Enio Girolami (Marco Serralbo), Roberto Camardiel (zio Pink), Humberto Sempere (Tommy), Raffaele Baldassarre [Raf Baldassarre] (Batch), Rocco Lerro, Gonzalo Esquiroz, Mirella Panfili, José Luis Lluch Fotografia: Pablo Ripoll, Alberto Fusi Musica: Carlo Savina Costumi: Angiolina Menichelli Scenografia: Nicola Tamburro, Cruz María Baletzena Suono: Carlo Tarchi Montaggio: Antonio Gimeno Produzione: Circus Film, R.M. Films, Madrid Distribuzione: Fida Cinematografica censura: 52430 del 02-10-1968

Recensione a cura di:
Alessandro M. Colombo (c)