Biografico

IL RE DI POGGIOREALE (1961) di Duilio Coletti – recensione del film

Napoli, fine anni ‘40. La guerra è terminata da poco e il camorrista Peppino Navarra, detto il re di Poggioreale grazie all’assistenzialismo che da attraverso le sue attività criminali, gode di grande popolarità presso gli strati più umili della popolazione campana. Non ha però fatto i conti con un Commissario di Polizia milanese, che in rappresentanza della legge cerca in tutti i modi di catturarlo. A seguito di un durissimo scontro, il Re ricorda al funzionario di come sia lui a dare lavoro alla gente del posto e non la neonata Repubblica, sorta dalle macerie del fascismo. Inizialmente la lotta per far rispettare la legge (dura lex, sed lex dicevano i Latini) è fallimentare, poiché tutta la popolazione è schierata dalla parte del Mamma Santissima, ma anche in una situazione di difficile soluzione come questa la ruota è destinata a girare, con grande sorpresa della signora Navarra e di tutta la sua corte dei miracoli…

Sceneggiato dal grande scrittore americano John Fante, che venne a Napoli durante gli ultimi mesi de ’43, il film mescola sapientemente la commedia al dramma, e si immette nel filone delle pellicole sulla camorra girate a cavallo tra la fine anni ‘50 e l’inizio ‘60 (basti pensare al bellissimo “La sfida” di Rosi sui profitti di guerra). Il film, però, pecca nella rappresentazione della falsa idea della mafia romantica – se vogliamo mai esistita – campionessa di giustizia sociale, che in questo contesto è rappresentata nella persona del Mamma Santissima Navarra, personaggio realmente esistito e divenuto ben presto figura leggendaria, tanto da ispirare anche Operazione San Gennaro con Nino Manfredi. Qui non siamo all’indignazione de Il Camorrista (Tornatore, 1986) , alla teatralità di Assunta Spina, né nella narrazione storica de Processo alla città, ma ciò non significa che ci si trovi davanti ad un prodotto non valido. La critica dell’epoca lo accolse bene esaltandone la regia.

Navarra fu l’ultimo capo della criminalità organizzata napoletana a non essere assoggettato alla mafia siciliana, dopo di lui la camorra si legherà a Cosa Nostra. Questo legame che ha origine nei primissimi anni ‘50, porta la mafia a considerare la camorra come una sua subalterna stringendo affari con personaggi come Pascalone di Nola, il re della frutta alla Sanità. Rapporto di sudditanza che terminerà negli anni ‘80, con l’avvento di Raffaele Cutolo.

Ernest Borgigne, che nel film veste i panni del re di Poggioreale non conobbe mai personalmente Giuseppe Navarra, ma riuscì nell’interpretazione, dando una grande prova attoriale, perché rimase affascinato dal racconto che gli fecero i suoi commilitoni stanziati a Salerno.

il re di poggio reale - locandina

Regia: Duilio Coletti Soggetto: John Fante, Vittoriano Petrilli, Duilio Coletti, Giuseppe Mangione Sceneggiatura: John Fante, Vittoriano Petrilli, Duilio Coletti, Giuseppe Mangione
Interpreti: Ernest Borgnine (Peppino Navarra), Keenan Wynn (colonnello Jack Di Gennaro), David Opatoshu (commissario Natalucci), Yvonne Sanson (Mariannina, moglie di Navarra), Max Cartier (Enrico Navarra), Cristina Gajoni (Pupetta), Aldo Giuffrè (brigadiere Pasquale Criscuolo), Salvo Randone (vescovo), Sergio Tofano (conte Pignatelli), Rosita Pisano (donna Amalia), Giacomo Furia (Califano), Nino Vingelli (Sgarra), Carlo Pisacane (papà, o paziarello), Mario Passante (ministro Razzullo), Enzo Maggio (ministro Crescenzo), Renato Terra Caizzi [Renato Terra] (agente), Charles A. Navia (Frigerio), Eugenio Maggi (ministro Ciaffa), Guido Celano (brigadiere di P.S.), Ermelinda De Felice (maitresse), Mariangela Giordano (ragazza che si finge incinta), Lino Ventura (Bruno La Marza, bandito), Mario Frera (brigadiere di P.S.) Fotografia: Leonida Barboni, Roberto Gerardi Musica: Carlo Savina Costumi: Piero Gherardi Scenografia: Piero Gherardi Montaggio: Dolores Tamburini Suono: Venanzio Lisca Produzione: Duilio Cinematografica, Dino De Laurentiis Cinematografica, Standard Films, Paris Distribuzione: De Laurentiis censura: 35608 del 16-09-1961

A cura di Irene Agovino

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