Drammatico

FRECCIA D’ORO (1935) di Corrado D’Errico e Piero Ballerini – recensione del film

Presentato fuori concorso al Festival del Cinema di Venezia del 1935, il film vede l’esordio sia di Piero Ballerini alla regia, affiancato per l’occasione da Corrado D’Errico, sia di Emma Baron, (al secolo Emma Bardon).
Il Freccia D’Oro, un treno extra lusso dall’avanzato allestimento tecnologico, ha tra i passeggeri, tutti appartenenti al mondo dell’alta classe. Tra questi vi è il gioielliere Weitzmuller che è vittima del raggiro di due malintenzionati che con un ingannevole stratagemma gli sottraggono le chiavi della cassetta di sicurezza che contiene i suoi preziosi. Manomesso il sistema d’allarme, per lavorare indisturbati, i due si barricano dentro la carrozza portavalori cercando di aprire la cassaforte, isolando dal resto del treno anche l’adiacente locomotiva. E siccome le disgrazie non vengono mai sole succede che nel mentre, un casellante, in servizio sulla tratta dove sta viaggiando il treno, avvisa le autorità che ha la segnaletica visiva guasta, che c’è una fitta nebbia, che ha finito i petardi di segnalamento e come se non bastasse, a causa di un uragano è crollato, per non farci mancare nulla, il ponte dove passerà il treno. Sicché il Freccia D’Oro, visto il concentrarsi di tutti questi nefasti eventi rischia, di diventare un Titanic su rotaia. Le autorità non sanno come evitare la catastrofe, il treno non è contattatile, l’unica soluzione è interrompere le trasmissioni radiofoniche e comunicare a tutti i passeggeri, che in quel momento stanno ascoltando musica, dell’imminente pericolo. Tra i vagoni dilaga il panico, si corre per avvisare i due ignari macchinisti di arrestare la corsa del treno, ma la locomotiva è come noto isolata dai malviventi. Quando tutto sembra ormai perduto e la fine imminente, il più giovane dei due macchinisti, affacciandosi dal treno, scorge davanti a se una croce formatasi in mezzo alla nebbia. Incurante delle conseguenze che il suo gesto può comportare a livello disciplinare, il ragazzo ferma il treno per scendere a vedere che cos’è quel segno divino, salvando involontariamente il Freccia D’Oro con i suoi passeggeri da una fine certa. La croce, scoprirà, essere il riflesso del rosario che l’anziana madre in apprensione gli aveva regalato prima di partire e che era rimasto impigliato sul faro anteriore della locomotiva, quando precedentemente era andato a riparare un guasto con il treno in corsa.

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Trama abbastanza lineare dove l’evoluzione narrativa consisterebbe, visti gli intenti degli autori, in un crescendo costante di tensione che troverebbe il suo sfogo in un finale dove la tragica corsa del Freccia D’Oro viene arrestata da un inaspettato atto di fede. Il problema principale, però, è che mai questi momenti di tensione hanno la capacità di coinvolgere lo spettatore, come per esempio quando scoppia il panico sul treno, anzi si ha di riflesso l’effetto contrario e la noia prevedibilmente prende il sopravvento con tutto che l’opera dura a malapena l’oretta scarsa. Alla fine di suspense ne resta ben poca, ed anche le molteplici sotto trame che fanno da contorno alla storia principale dove si alternano intrighi, drammi e affari loschi tra i passeggeri, si perdono tra la poca fluidità che vi è tra una scena e l’altra a causa di un montaggio che ha l’unico effetto di distrarre lo spettatore. La pellicola fu girata quasi per intero negli allora gloriosi studi della Cines – Roma, dove vennero costruiti tutti gli interni dei vagoni. Vista la grandezza degli stessi, quasi tre volte di quella reale, sembrerebbe che gli scenografi si siano lasciati andare un po’ troppo la mano tanto da far sembrare il treno una nave da crociera.
Molto curata la regia, dove su tutto spiccano due ben riusciti piani sequenza; uno alla partenza del treno dove in successione ci vengono presentati tutti i protagonisti in attesa sul binario, e un altro all’interno dei vagoni dove gli stessi sono ripresi nella quotidianità del loro viaggio. In entrambi gli attori sono ben sincronizzati, e l’effetto voluto rende l’idea.

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Regia: Piero Ballerini, Corrado D’Errico Soggetto: Piero Ballerini, opera Sceneggiatura: Piero Ballerini Interpreti: Guido Barbarisi (Weitzmuller, il gioielliere), Emma Baron (sig.ra Sonia Larman), Giovanni Bellini (macchinista), Ennio Cerlesi (conte Claudio Arden), Maurizio D’Ancora (Ted Wall), Luisa Ferida (Evelyn, figlia di Slaiden), Enzo Gainotti (Mr. Morgan), Adele Garavaglia (madre del macchinista), Eva Magni (Maria, fidanzata del macchinista), Augusto Marcacci (presidente della banca Slaiden), Alfredo Menichelli (padre della bambina), Laura Nucci (Lilly Iorgen), Luigi Pavese (Ellis, l’ambasciatore), Vanna Vanni [Vanna Pegna] (Dora Morgan), Giorgio Piamonti (primo ladro), Bruno Smith (secondo ladro), Mario Brizzolari, Ernesto Calindri, Gustavo Conforti, Giovanni Dal Cortivo, Rocco D’Assunta, Doris Duranti, Nanne Chaubert (ragazza straniera sul treno), Giorgio Capecchi (capo cameriere ristorante nel treno), Cesare Polacco (casellante stazione ferroviaria), Dino Cardinali, Mirella Giordani, Fernando Simbolotti, Vittorio Tettoni, Struppko (cane) Fotografia: Carlo Montuori, Piero Pupilli Musica: Paolo Salviucci Scenografia : Gastone Medin Suono: Giovanni Bianchi Montaggio: Giorgio C. Simonelli Produzione: Ala Film Distribuzione: Colosseum Film censura: 28972 del 13-08-1935

Recensione di Roberto Zanni

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