Drammatico

DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO (1971) di Nanni Loy – recensione del film

Il cinema carcerario in Italia non ha avuto uno sviluppo comparabile, in qualità e quantità, a quello americano, ed anche rispetto alla produzione francese, è rimasto a livelli assai inferiori. i precursori del genere furono “Accadde al penitenziario” ( 1955), di Giorgio Bianchi e “Nella città l’inferno” (1959), di Renato Castellani. Il primo, una commedia con stelle della comicità di prima grandezza come Sordi, Fabrizi e De Filippo, che al pari di “Pardon us”(1931), di James Parrot, intepretato da Stan Laurel ed Oliver Hardy, tenta una parodia, non del tutto riuscita, del sistema carcerario; ed il secondo, appartenente al sottogenere denominato ‘WIP’ ( Women in prison ), ma riecheggiante ancora stilemi neorealistici ( la presenza della Magnani in questo senso li accentua ) è un affresco credibile e drammatico del carcere femminile delle Mantellate a Roma, con una indimenticabile carrellata di figure di donne cariche di umanità ferita, come ‘Moby Dick’ e ‘la contessa’ . Ma per il capolavoro italiano del genere bisogna attendere il 1971, quando esce nelle sale “Detenuto in attesa di giudizio”, ottimo film ‘politico’ e kafkiano di Nanny Loy, che leva una vibrante denuncia contro il sistema giudiziario e penitenziario nostrano degli anni settanta, caratterizzato da una cieca burocratizzazione, farraginosità, ottusità, lentezza e profonda ingiustizia. Un vero mostro che può divorare un individuo conducendolo a limite della sopportazione umana, a prescindere dalla sua innocenza o colpevolezza. “Ma cercate di ragionare. Come è possibile che potete fare quello che fate? “ – grida piangendo il personaggio di Giuseppe Di Noi, un geometra emigrato in Svezia per lavoro, interpretato da un magistrale Alberto Sordi, mentre i poliziotti lo incarcerano in una cella d’isolamento, senza nemmeno avergli spiegato il perchè sia stato arrestato e imprigionato- Solo dopo qualche tempo scopre di essere stato accusato di omicidio colposo preterintenzionale di un tedesco, ma senza rivelargli in quali circostanze la vittima abbia perso la vita. Il DI Noi/Alberto sordi fa varie congetture, domandandosi dove e come possa avere causato la sua morte, mentre nel frattempo viene trasferito nel carcere di Regina Caeli a Roma e poi in quello di Sagunto. E un altro detenuto in viaggio con lui con quale sodalizza, uno psicopatico assassino, gli da il consiglio di non illudersi troppo di risolvere in fretta la sua situazione, perchè “Niente è mai semplice quando hai a che fare con la giustizia. Ma calmo devi stare, sempre calmo. Ogni umiliazione la devi sopportare senza ribellarti, ogni ingiustizia senza protestare mai. Perchè basta una sola girata di testa, perchè voi dal carcere non possiate più uscirne”. Una chicca un inconsueto Lino Banfi che intepreta senza eccessivo macchiettismo il ruolo del direttore del carcere di Sagunto e buone le riprese all’interno del penitenziario, incluse le sequenze della rivolta dei detenuti in potesta per le condizioni di vita al suo interno, che lo rappresentano efficacemente come realtà labirintica, claustrofobica e disumana.

Il film è stato editato in DVD (clicca qui per saperne di più).

DETENUTO IN ATTESA DI GIUDIZIO locandina

Regia: Nanni Loy Soggetto: Sergio Amidei, Emilio Sanna Sceneggiatura: Sergio Amidei, Emilio Sanna Interpreti: Alberto Sordi (Giuseppe Di Noi), Elga Andersen (Ingrid, sua moglie), Lino Banfi (direttore carcere), Andrea Aureli, Giuseppe Anatrelli, Gianni Bonagura [Gianfelice Bonagura] (avv. Salustio Giordana), Gaetano Cimarosa [Tano Cimarosa] (secondino), Antonio Casagrande (giudice), Nino Formicola, Michele Gammino (don Paolo), Nazzareno Natale (Saverio, detenuto suicida), Giovanni Pallavicino, Mario Pisu (psichiatra), Silvio Spaccesi (maresciallo carcere di Sagunto), Guido Cerniglia (agente carcerario), Gianfranco Barra (funzionario a Regina Coeli) Fotografia: Sergio D’Offizi Musica: Carlo Rustichelli Costumi: Marisa Crimi, Bruna Parmesan Scenografia: Gianni Polidori Suono: Massimo Jaboni Montaggio: Franco Fraticelli Produzione: Documento Film Distribuzione: Fida Cinematografica censura: 59176 del 22-10-1971

Recensione di Massimiliano Bellino

Categorie:Drammatico

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