Cinema del ventennio

SCADENZA TRENTA GIORNI (1944) di Luigi Giacosi e Luigi Rovere

Il film venne girato a Torino durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana. A Milano è stato proiettato sei giorni prima della Liberazione ma, come nel caso di Si chiude all’alba, furono in pochissimi a vederlo. Poi è sparito e al momento non è più ricomparso. I nomi dei personaggi sono stati ripresi dal documento originale del visto di censura, ma non avendolo visto non è possibile assegnare i relativi interpreti. Riteniamo utile riportare l’intervento di Stefano Della Casa in «Torinosette», supplemento settimanale de «La Stampa», del 18 aprile 2008: «Se qualcuno ha voglia di dare un’occhiata ai giornali usciti a Torino precedenti al 26 aprile […] noterà naturalmente come dell’imminente crollo non vi sia traccia alcuna. E questo è normale, perché in tempo di guerra ogni informazione è regolarmente filtrata. Ma tra le notizie ce n’è una curiosa. Riguarda l’annuncio per il 27 aprile di una prima sontuosa al Cinema Corso, una delle sale più eleganti di Torino, dove avverrà l’anteprima di Scadenza trenta giorni, un nuovo film […] interpretato da alcuni attori all’epoca noti per le commedie […] Al di là della curiosa coincidenza temporale, va ricordato che la scelta della sala non era casuale. Il film era stato infatti girato proprio negli splendidi spazi art decò dell’atrio del cinema, costruito nel 1926: marmi preziosi, specchi lucenti, vetrate policrome, come scriveva nel 1944 la rivista Dramma; elementi utilizzati per simulare l’atrio del grande albergo della ridente ma immaginaria località di Bellombra. Quel cinema, forse il più bello di Torino, fu distrutto nel 1980 in un incendio scoppiato nottetempo».

Soggetto: L’avvocato Sergio Luciani e sua moglie Marina, sposati felicemente da tre anni, litigano su dove trascorrere trenta giorni di vacanza. Lei vorrebbe passarle in una località alla moda, nientemeno che il Principato di Monaco; lui preferirebbe un luogo tranquillo ma alla fine cede alle scelte della consorte. All’ultimo momento l’avvocato, consulente legale della grande industria Ca. Ver. Scat. (Carne e Verdura in Scatola) per improvvisi impegni lavorativi è costretto a rimandare la partenza. La sposina, irritata, parte da sola senza lasciare l’indirizzo della sua meta, la ridente località di Bellombra. Arriva in un grande albergo dove è alloggiato Maurizio Tubiselli, un giovane ricco e viziato, che ha attorno a sé una combriccola di amici filibustieri tra i quali spicca un sedicente medico. Il giovane finge di essere malato di cuore e s’innamora della sposina che per ripicca si finge nubile ed annuncia ai genitori il prossimo matrimonio. Però si viene a scoprire che la madre del giovane, Amalia, è anche la proprietaria dell’azienda dove lavora il marito, il quale nel frattempo viene irretito da una sua antica fiamma divenuta attricetta; come se non bastasse, avviene anche un misterioso furto di gioielli. Alla fine, per una serie di circostanze, si ritrovano tutti nello stesso albergo di Bellombra dove la situazione rischia di precipitare. Con l’intervento di un poliziotto e poeta tutti gli equivoci verranno chiariti.

Critica: «La complicazione, non diciamo la sottigliezza, spesso deriva da una assoluta mancanca di idee: e una idea, sia pur minima, è necessaria per imbastire anche la più modesta delle farse. Scadenza 30 giorni, invece, è una farsa senza idee inutilmente e sgarbatamente complicata nella quale i litigi di due coniugi scipiti si alternano alla goffaggine di un poliziotto dilettante. Ancora una volta ci si domanda quali concetti […] possono indurre a scegliere vicende come questa, senza ambiente, senza carattere e senza nesso. Svagare il pubblico con la sfilata di abiti da sera meschini quanto anacronistici e con la promessa […] di andare a divertirsi a Montecarlo? Oggi? Ed esiste davvero un pubblico siffatto? Dai fischi di ieri non si direbbe. […] Gandusio, purtroppo, è inutilmente prodigo di sé […]». (Raul Radice, «Corriere della Sera», 20 apr. 1945).

Produzione: Sidera Film, Torino 1944; Regia: Luigi Giacosi; Colaboratore: Luigi Rovere; Soggetto: Barbara Dil, Luigi Giacosi; Sceneggiatura: Gian Maria Cominetti, Vieri Bigazzi; Direttore della fotografia: Domenico Scala, Giorgio Orsini; mo. Annibale Rajneri; Musiche: Vittorio Giuliani; Scenografia: Luigi Ricci; Assistente alla regia: Mario Barbagli, Antonella Lori; Assistente operatore: Aldo Scavarda; Direttore di produzione: Mario Gabrielli; Fotografo: M. Cannavero; Interpreti: Antonio Gandusio, Roberto Villa, Nais Lago, Lilla Brignone, Carlo Dapporto, Federico Collino, Renata Seripa, Ernesto Calindri, Vando Acerbi, Ermanno Roveri, Tilde Mercandalli, Delizia Pezzinga, Mario Ricci, Pinuccia Galantucci.

Nota: Distribuzione: Lux Film. Lunghezza: 2.001 metri. Durata: 72′. Reg. Cin.co 525. Visto censura 69 del 4 ott. 1945. Prima pr. 19 apr. 1945.

Scheda a cura di Riccardo Pini

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