Articolo

In memoria di Mark Gregory

Articolo di Roberto Zanni e Massimo Bianchi

Prima di iniziare è doverosa una premessa, la ricerca dell’attore Mark Gregory è iniziata tanti anni fa, e nel lungo lasso di tempo che è trascorso da allora a oggi, più volte ci siamo chiesti come sarebbe stato l’incontro con lui un volta avuto davanti. Purtroppo tra le tante varianti che abbiamo immaginato, la realtà ha superato di gran lunga la fantasia, e tra queste non abbiamo tenuto conto di quella più estrema. Nel proseguo di quanto vi stiamo per raccontare, nel caso che non conosciate Mark Gregory, vi consigliamo vivamente di leggere un breve riassunto della sua carriera recuperabile a questo link: http://appuntidalweb.blogspot.com/2012/06/che-fine-ha-fatto-mark-gregory.html. Nello stesso, scritto nel lontano 2012, sono contenute molte imprecisioni, ma a nostra parziale discolpa va il fatto che era stato redatto sulla base delle poche notizie che all’epoca circolavano sul web. Il primo errore riguardava il nome reale, che è Marco De Gregorio, e non, come si è sempre creduto, con la particella “Di” davanti al cognome. Di questo ne siamo venuti a conoscenza consultando i documenti di lavorazione del suo primo film, 1990 I guerrieri del Bronx. Altra scoperta fatta studiando la documentazione, è che al momento delle riprese non aveva 17 anni, come si pensava, ma era da poco diventato maggiorenne. L’esatta data di nascita è 2 maggio 1964. Vero, invece, che lui era cresciuto nella zona di Porta Pia/Piazza Fiume a Roma, a indicarcelo è la via di residenza riportata nei documenti dell’epoca.

Grazie a queste nuove scoperte la ricerca è potuta ripartire con alcune certezze in più, e in questo una menzione speciale va a Alessia Brioschi e Alessio Di Rocco. Anche perché quel poco che sapevamo di Lui, dopo l’abbandono dei set cinematografici avvenuto nel 1989, non era molto. L’unica dichiarazione, che ci dava qualche indicazione, è quella rilasciata da Bobby Rhodes (vedere il suddetto link) quando parlando della sua dipartita raccontava “…Poi ad un certo punto (Mark Gregory) ha aborrito questo ambiente (cinematografico) e si è ritirato… così, improvvisamente. Adesso fa il pittore e il madonnaro. Non so cosa l’abbia deluso e lo abbia spinto a dare un taglio drastico a tutto; ma una cosa è certa: non vuole saperne più niente del cinema. Strano, perché Marco ha mollato proprio quando era all’apice del successo, quando cominciava ad essere pagato anche bene…”. Possiamo confermare, grazie alle testimonianze in seguito raccolte, quanto detto da Rhodes, perché per vivere era tornato a cimentarsi con quello che era stato il suo primo grande amore, il disegno. Figlio d’arte, in quanto il padre era un pittore e scultore, Marco si era messo a dipingere a tempo pieno, e tra i suoi temi ricorrenti c’era, giustappunto, la raffigurazione della Madonna. Ne abbiamo avuto contezza dalle persone che l’hanno conosciuto e che hanno potuto ammirare le sue opere.

Inoltre abbiamo scoperto che fino agli inizi degli anni 2000 ha svolto la sua attività artistica continuando ad abitare a Roma, in zona Tuscolana fino a quando, ma la notizia andrebbe confermata, una truffa subita l’ha portato a perdere la casa e tutto quello che possedeva, con conseguenze che hanno avuto ripercussioni anche su i suoi rapporti con i familiari più stretti. Quanto successo lo segnerà così profondamente, che di li a poco lascerà la capitale per stabilirsi a Castel Madama (Rm), dove compra una piccola abitazione nella parte vecchia del paese.

Marco nella nuova casa si porta purtroppo appresso anche i suoi fantasmi, che lo attanagliano da anni. Quanto subito si era andato a sommare a problemi che persistevano già da prima. Arriva a Castel Madama che come bagaglio ha solo una chitarra. Il paese è piccolo e un ragazzone così alto non passa inosservato, viene da subito soprannominato il gigante buono. Perché la prima cosa che traspare è il suo animo gentile, di contro è schivo con chiunque lo avvicini. Evita il contatto umano e non instaura rapporti con nessuno. In ogni caso la sua è una figura familiare a tutti, lo si vede spesso passare per le vie del paese con appresso le sue tele che commercia portandole periodicamente a Roma, tramite la corriera che fa la spola con la capitale. Non parla con nessuno dei suoi trascorsi cinematografici, anche se alcuni ne sono a conoscenza come sono a conoscenza del fatto che per girarli si era recato negli Stati Uniti. Per quanto schivo, di contro sa anche essere altruista. Una delle poche persone che ha avuto contatti con lui ci ha raccontato un episodio avvenuto durante il palio di Madama Margarita che si tiene annualmente nella piccola cittadina. I sostenitori del rione vincente durante i festeggiamenti, anche a causa dell’euforia generata, avevano iniziato ad accendere delle fiaccole che accidentalmente avevano dato fuoco a delle sterpaglie limitrofe a dei fuochi d’artificio ed altro materiale pirotecnico. Prima che avvenisse l’irreparabile, con conseguenze sicuramente gravi, Marco era intervenuto per primo a spegnere le fiamme.

Di lui e dei suoi disagi, oltre alla popolazione se ne accorgono anche i servizi sociali, che iniziano a pestargli assistenza. Ci è stato confermato che veniva seguito giornalmente e con regolarità. Purtroppo il male oscuro che offuscava la sua mente prenderà lo stesso il sopravvento. Il peggioramento si denota anche dalla rappresentazione delle sue opere, se inizialmente nei suoi quadri usa colori brillanti e volti sereni, con il passare del tempo le figure che animano i suoi dipinti diventano la materializzazione dei suoi tormenti, i colori si fanno più cupi e i visi si allungano per avere espressioni più inquetanti. La sua arte diventa un involontario grido di aiuto, ma non è facile capire che è il preludio di qualcosa di irreparabile. Marco il 31 gennaio 2013 si toglierà la vita ingerendo un mix di psicofarmaci disciolti nell’acqua calda. Il funerale è a spese del comune, alla cerimonia oltre agli impiegati e delegati comunali non c’è nessuno parente e nessun amico, c’è solo, a dire di chi era presente, una ragazza, alta e con lunghi capelli neri, che per tutta la durata della cerimonia, verserà ininterrotamente lacrime. Nessun parente si farà vivo neanche per rivendicare la casa di proprietà che sarà successivamente messa all’asta. Viene sistemato in un’anonima tomba nel cimitero cittadino. La stessa è formata, come si può denotare dalla foto sottostante, da due assi di legno incrociate con al centro una piccola targa che ne riporta il nome, la data di nascita e di morte, senza nessuna immagine a ricordarlo.

11 risposte »

  1. Che tristezza, uno dei miei eroi quando ero un ragazzino, R.I.P. Marco De Gregorio.
    I was hoping he would show up at a convention at some point, but it was never meant to be… He was one of my childhood film heroes. Rest in Peace Mark Gregory, your fans will always remember you.

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  2. Que dolor más grande siento en el corazón, qué pesar.
    Yo conocí el trabajo de Mark tarde, hará 5 o 6 años, los “Guerreros del Bronx” y “Adan y Eva” etc. Vi sus películas, y me gustaba su originalidad en el mundo del cine, tan estereotipado, sobre todo en el de acción.
    Jamás esperé este final oara él, pensé que estaría feliz viviendo con alguien a quien amase mucho y dedicándose a un trabajo distinto de la actuación que tanto detestó y daño le hizo al final.
    Realmente no se merece este final tan miserable, que mala suerte tuvo en su vida. ¿Su esposa e hijos? Que triste todo, de verdad.

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  3. Que Paz descansa mark Gregory thunder siempre en mi corazón siempre amaré tus películas son mis favoritas me gustaría haberte conocido porque eres y seras mi amor platónico siempre 💔😥😢

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