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CON LA ZIA NON E’ PECCATO (1980)
di Giuseppe Pulieri
Mi sono avvicinato alla visione di questo film (oddio, film è parola grossa) con la consapevolezza di buttar via novanta minuti della mia vita, ma anche e soprattutto perché incuriosato da alcune dichiarazioni – mai capito se ironiche o serie – del suo regista (oddio, regista è parola grossa) Giuseppe Pulieri (Roma, 7.5.1942) lette su Cine 70 e dintorni, anno 5 n.7. Che dice Mr. Pulieri? Beh, cose del tipo “il più bel film che sia mai stato fatto”, “il film è stato campione mondiale d’incasso di tutti i tempi in Grecia…” il film doveva essere interpretato da Irene Papas e Jane Fonda” (a Meryl Streep non ha pensato, Mr. Pulieri? N.d.R.) e altre varie amenità. Presentato in due versioni, soft e hard, mi è capitata fra le mani la seconda. Delirio. Non so da che parte cominciare, giuro. Vediamo un po’. 

Il film (che sempre parola grossa resta) inizia con la ripresa di un aereo in volo. A seguire due donne che salgono in auto. Stacco. Sequenza lesbo hard, buttata lì a casaccio fra due donne. Una è quella che abbiamo appena visto (l’attrice Marina Frajese, oddio attrice è parola grossa), l’altra forse l’amica in auto? Che poi se almeno le loro cose le avessero fatte in macchina, scomodità a parte, almeno una logica ci sarebbe, invece sono su un bel lettone e come siano arrivate lì neppure il mago Otelma. Al minuto 4′ 05″ riprendono i titoli di testa. Inquadratura di un treno in corsa. Stacco. La donna di cui sopra (sempre la Frajese) passeggia con un tale di cui non sapremo mai l’identità e ci va a letto. Fantastico. O il montatore (nel senso del tecnico del montaggio, non di quello che “monta” la Frajese) era sotto effetto di psicofarmaci potentissimi oppure c’è qualcosa che mi sfugge. Al minuto 6′ 34″ si va avanti con i titoli di testa e compare una corriera da cui scende la medesima donna (Frajese) che saluta cognata e nipote giovanissimo. E qui devo spendere due parole, perché la genialità degli sceneggiatori rasenta il sublime. La tizia si chiama Gloria Lamborghini (chissà quanto avranno discusso per scegliere il cognome: Ferrari, Bugatti, Maserati, Lamborghini?) però evidentemente non è italiana poiché parla come il doppiatore di Stan Laurel o Don Lurio… e non mi chiedete perché una con quel cognome tipicamente emiliano si esprima in quel modo. Non lo so. Se ci tenete vi do l’indirizzo di Mr. Pulieri. Dopodiché l’ambientazione, che è evidentemente siciliana (forse nel catanese), ma per non spostare troppo la troupe la produzione ha optato per Sperlonga, tanto chissenefrega se non si vede l’Etna, basta e avanza una spiaggia e un albergo con camere libere.
Sicilia, dunque. Con tutti gli stereotipi (duri a morire) del caso. Corna, uomini allupati, femmine (apparentemente pudiche), vedove vogliose e via sciaguratamente elencando.
Che ci racconta il film (che sempre parola grossa è)? C’è, dunque, questa signora che arriva al paesello (natio?) dove è accolta dalla cognata, vedova e piacente, e dal di lei figliolo che si intuisce subito (non perché lo spettatore sia un genio) avrà una storia d’amore con la bella zietta. Tralasciando i vari personaggi di contorno che sembrano aborti della vecchia e defunta commedia italosicula, quello che prende il sopravvento è un tizio barbuto con propensione alla speculazione edilizia e che vuol comprare a prezzo stracciato un terreno che è di proprietà (indovinate!) della bella Lamborghini. Ovviamente ci penserà lei, con convincenti argomenti “orali” a triplicare la somma. A missione compiuta la signora riprende la corriera per andarsene soddisfatta (soddisfatta sì, visto che nel frattempo si è “fatta” il tizio, il nipote e pure la cognata) ma…. non vi anticipo il finale stile western mica per farvi un torto, ma perché le mie capacità descrittive hanno dei limiti, soprattutto quando devono confrontarsi con l’idiozia pura.
Fra coiti, fellatio e cunnilictus che a contarli serve il pallottoliere, la visione e l’ascolto ci regala comunque perle di alta letteratura filosofico esistenziale che riassumiano con due immortali estratti: “Stai attenta! Ci sono serpenti? No, quelli stanno tutti in paese” e ” L’Etna è come noi siciliani. Fuori la neve, dentro magma incandescente”.
Segnalo, infine, due sequenze da antologia sozzona. Il romantico e sensuale taglio dei peli del pube della malcapitata Antinori da parte della Frajese, che li sparpaglia con nonchalance sul pavimento e il coinvolgimento dell’altro malcapitato Alex Partexano in una sequenza osé che interpreta probabilmente chiedendosi: ma io qui che ci sto a fare?
Piccole miserie del cinema italiano. Lunga vita Mr. Pulieri, ma la prossima volta convinca Jane Fonda e Irene Papas: “Le nonne vogliose” farebbe il record mondiale d’incassi non solo in Grecia.
Regista: Giuseppe Pulieri; soggetto e sceneggiatura: G. Pulieri, Giuseppe Rosati; direttore della fotografia: Oberdan Troiani; musica: Giacomo Dell’Orso; montaggio: Carlo Reali assistito da Orlando Signorelli; scenografia, arredamento e costumi: Roberto Ranucci assistito da Nadia Rischia e Silvio Paulon; aiuto regista: Stelio Fiorenza; segretaria di edizione: Francesca Montani; organizzatore generale: Ferruccio Mosca; produzione: Ferruccio Mosca per C.L.C.; ispettore di produzione: Felice Ruffini; segretario di produzione: Aldo Sisti; fonico: Davide Gentile; microfonista: Marcello Rufini; mixage: Alberto Tinebra; trucco: Adele Sisti; parrucchiera: Marcella De Marzi; fotografo di scena: Francesco Campanile; effetti speciali: Celeste Battistelli; sarta: Adriana Rossi; capo squadra elettricisti: Vittorio Pescetelli; capo squadra macchinisti: Aldo Stella; interpreti: Marina Frajese [Marina Hedman] (Gloria Lamborghini), Alex [Alessandro] Partexano (Antonio Di Vita), Antonella Antinori (Antonia, madre di Saro), Pietro Aiello (Rosario, detto Saro), Gino Pagnani (Alfredo), Mauro Vestri (suo amico), Salvatore Puntillo (Calogero, il farmacista), Elio Stefanizzi, Catherine Zago, Lina Tabacchino, Vanessa Vitale. Distribuzione: CIAT. Durata: 91′ 39″. In commissione censura (visto n. 75111 del 19.9.1980) fu presentata una copia priva di sequenze hard (lunghezza 2.153 metri, ovvero poco meno di 78′). Prima proiezione pubblica: 23.12.1980. Colore L.V. di Luciano Vittori. Esterni ed interni girati a Sperlonga (Hotel La Playa).

Recensione a cura di:
Roberto Poppi | Crea il tuo badge

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