Una spirale di nebbia è un thriller psicologico sceneggiato sulla base del romanzo di Michele Prisco (1966), vincitore del Premio Strega e basato su una serrata critica alla borghesia partenopea. Eriprando Visconti legge l’opera dello scrittore, nota affinità con le tematiche che gli sono più care, ambienta l’azione nella amata Lombardia e il gioco è fatto. Il regista serve allo spettatore un piatto prelibato a base di crisi coniugali, famiglie borghesi in disfacimento e netto rifiuto dell’istituzione matrimoniale. Tutti temi già presenti nello stupendo debutto de Una storia milanese, qui molto stemperati e resi meno chiari da una sceneggiatura non troppo felice, ma pur sempre in primo piano. Non è facile sintetizzare una trama basata sul racconto di alcune crisi coniugali borghesi, un vero e proprio romanzo corale impaginato su diversi rapporti che si stanno consumando su loro stessi per svariati motivi.
Nel corso di una battuta di caccia, fuori dalla loro residenza di campagna, Fabrizio (Porel) uccide con un colpo di fucile la moglie Valeria (Chauvet). Non ci sono testimoni, se non indiretti. Maria Teresa (Jade), cugina di Fabrizio, è convinta che l’uomo sia innocente. Marcello (Del Prete), avvocato di famiglia, segue il caso dall’esterno e cerca di modificare il corso giudiziario. Il giudice Marinoni (Satta Flores) indaga ma trova solo indizi e non certezze. Maria Teresa è sposata con Marcello, presto scopriamo che il marito è impotente e nonostante tutto sostiene di aver messo incinta la cameriera e vuole riconoscere il figlio che la donna ha concepito con l’autista. Il film è sceneggiato in maniera abbastanza confusa e ruota attorno alle indagini del Giudice Marinoni sul caso di omicidio (colposo o volontario?), fino al finale aperto, inquietante e suggestivo, nel quale il mistero resta avvolto da una spirale di nebbia. Visconti non è interessato tanto alla trama e al successo di pubblico che potrebbe riscuotere un thriller ricco di colpi di scena.
Non è il suo genere di film. Lo spettatore se ne rende conto dalle sequenze esplicite di sesso e dai molti (persino troppi) nudi integrali di cui è costellata la pellicola. Visconti vuol trasgredire, come sua regola, persino infastidire, descrivere lo squallore di alcuni rapporti matrimoniali per puntare il dito accusatore su un istituto che ritiene inutile e superato. Un film mai così moderno come di questi tempi in cui il matrimonio è diventato uno stupido gioco al massacro senza alcuna importanza di sacramento o di impegno civile per costituire una famiglia. Visconti racconta famiglie disgregate, mariti impotenti, compagni masochisti, mogli sadiche, fidanzate moderne che non vogliono sposarsi, amanti delusi, rapporti rubati fuori dalle mura domestiche, uomini vigliacchi e bugiardi. La borghesia è sul banco degli imputati, i rapporti matrimoniali vengono fustigati come la tomba di un amore che si stempera sempre più e finisce nel niente, in una spirale di nebbia, appunto. E non è importante che quel colpo di fucile che uccide Valeria sia stato sparato volontariamente – come pare – da Fabrizio, quel che conta è che ha posto la parola fine a un rapporto che sarebbe dovuto terminare molto tempo prima.
Attori bravi, dai francesi Porel, protagonista indiscusso, e Chauvet, fino agli italiani Satta Flores e Giorgi (in un ruolo breve ma inteso da fidanzata moderna del giudice), passando per Jade e Brochard, fino a un insolito Del Prete. Ottima l’ambientazione milanese, tra brughiere e nebbia, in una campagna ben fotografata nei suoi acquitrini fangosi e alberi resi spogli dal gelo autunnale. Buone le parti teatrali e i dialoghi, anche se il film tarda a mettersi in moto e risente di una partenza troppo lenta, resa ostica da un incedere per flashback. La tecnica di Visconti è ai massimi livelli, l’uso continuo – persino eccessivo – del piano sequenza è il marchio del grande regista che porta la macchina presa a indagare nelle camere borghesi dove si consumano torbidi amori.
Il clima del film è malsano, grazie a personaggi sgradevoli che mettono in luce tare ereditarie e realistici difetti umani. Il sesso esibito non è mai gioioso e liberatorio alla Tinto Brass, ma cupo e angoscioso alla Cavallone, dispensato a piene mani con voglia di trasgredire e di stupire, per far assegnare al film un divieto ai minori che limita la presenza del pubblico. Una spirale di nebbia non è un film facile, non va bene per tutti i palati e non è l’ideale per passare una serata spensierata. Necessita di essere storicizzato, per una buona comprensione va calato nella realtà italiana di fine anni Settanta, ma risulta più che mai moderno e attuale.

una spirale nella nebbia locandina

Regia: Eriprando Visconti. Soggetto: Michele Prisco (romanzo omonimo). Sceneggiatura: Fabio Mauri, Roselyne Seboue, Lisa Morpurgo, Luciano Lucignani, Eriprando Visconti. Fotografia. Blasco Giurato. Montaggio: Kim ARcalli. Costumi: Clelia Gonzales. Musiche: Ivan Vandor. Formato: 1.85. Colore. 35 mm.. Durata: 88’. Produzione: Serena. Interpreti: Marc Porel (Fabrizio Sangermano), Stefano Satta Flores (Giudice Marinoni), Carole Chauvet (Valeria, moglie di Fabrizio), Flavio Bucci (Vittorio, l’amico medico), Duilio Del Prete (Marcello, avvocato di famiglia), Claude Jade (Maria Teresa, moglie di Marcello), Martine Brochard (Lavinia, infermiera e amante di Vittorio), Eleonora Giorgi (Lidia, fidanzata del Giudice Marinoni), Corrado Gaipa (il patriarca della famiglia Sangermano), Marina Berti (Costanza Sangermano), Barbara Piulavin (Madre del Giudice Marinoni), Victoria Zinny (governante casa Sangermano), Anna Buonaiuto (cameriera), Roberto Posse (Molteni). (La scheda del film è stata presa da Prandino – L’altro Visconti di Colombo e Gerosa, Edizioni Il Foglio, 2018).

Recensione di

Gordiano Lupi