Drammatico

NUOVOMONDO (2006) di Emanuele Crialese – recensione del film

 ATTENZIONE CONTIENE SPOILER
-“Ho sentito dire che ci sono fiumi di latte in California
–“Io non so nuotare , ma un bagno nel latte me lo farei
–“E magari incontriamo gli asini che volano e che lanciano soldi
-“Ancora ci credete?
Petralia Sottana, Parco delle Madonie, Sicilia, inizio Novecento. La condizione di bracciante, la vita di estrema povertà e stenti, inducono Salvatore Mancuso, vedovo trentacinquenne, a lasciare la terra natia e tentare la sorte. Vuole emigrare in America del Nord con i figli Angelo, Pietro, Rita e la vecchia mamma, Donna Fortunata.
Raggiunge, a piedi nudi e con un sasso insanguinato in bocca, la cima di un monte ove è posta la statua della “ Madonna dell’Alto” per chiedere conforto e un viatico alla partenza. Quando il figlio muto, Pietro, gli porta alcune cartoline provenienti dagli Stati Uniti, artefatte ad arte, dove sono illustrate carote giganti poste su carriole e galline grandi come agnelli, egli crede di vedere il segnale di Dio per intraprendere la perigliosa migrazione.
Alla famiglia non resta che vendere le poche sostanze possedute e comperare vestiti e scarpe per partire alla volta del porto d’imbarco. La nave che raccoglie centinaia di persone li vedrà passeggeri di terza classe per tutto il lungo viaggio. Al piccolo nucleo, all’ultimo minuto, si aggrega anche una giovane americana, Lucy, respinta da un italiano, che cerca di tornare in patria. Nebbia, freddo, una tempesta e tante giornate di noia e sogni accompagnano la colonia di emigranti che, finalmente, raggiunge Ellis Island, Baia di New York.
Qui cominciano i test, le verifiche mediche, i controlli sanitari corporali. Salvatore e i suoi, analfabeti e persone semplici, vengono investiti da domande e prove attitudinali che Donna Fortunata e il figlio Pietro non superano. Per loro c’è il rimpatrio forzato.
A Rita Mancuso, a Lucy e a tutte le donne non sposate, in età da marito, presenti sulla nave, vengono proposti uomini, vecchi o giovani, già residenti negli Stati Uniti per l’immediato matrimonio, pena il rimpatrio. Per Lucy, non per amore, ma per opportunità, il marito scelto è Salvatore.
La quarantena è finita. La lunga fila delle tante persone piene di speranza, provenienti da tutte le parti del mondo, sfilano per i lunghi corridoi e scendono le scale che li porterà nella realtà di quel mondo nuovo che non hanno ancora visto. Speranza per una vita migliore dove, forse, i fiumi sono di latte.
In “Nuovomondo” del regista Emanuele Crialese, il nuovo mondo non si vede mai. Chimera, araba fenice di una suggestione che rinasce dalle proprie ceneri. Il film si compone di tre parti ben distinte e formalmente non omogenee. In questa opera cinematografica il racconto risulta solenne, ma al tempo stesso, lontano dall’ epica e dalla narrazione di un’epopea alla Tornatore e priva della matrice neorealista alla Visconti o rosselliniana. C’è una piccola storia da raccontare, familiare, minuta, ma dirompente. E’ la storia del tentativo di riscatto di ogni uomo coraggioso.
Per la famiglia Mancuso, nel primo segmento girato in Sicilia, dedicato alla preparazione del viaggio in America, c’è l’aspettativa di un mondo fantastico. Vedere in cartolina e sognare ortaggi giganteschi, animali da cortile ciclopici e alberi con monete al posto dei frutti, alimenta la speranza, attenua la paura e la disperazione nel lasciare il proprio paese. La Sicilia che, pur avara e matrigna, è la terra tanto amata ove vive gente umile, capace di valorizzare la propria nobiltà d’animo e desiderosa, con il lavoro, di un lontano futuro migliore.
Fotografia luminosa, inquadrature che non limitano l’orizzonte e personaggi dalle poche parole e dai profondi sguardi. Il dialetto siciliano non condiziona la capacità della comprensione, anzi amplifica la portata del messaggio. Non è tanto importante il linguaggio, pur decifrato nei sottotitoli, ma contano i gesti, gli avvenimenti. E si potrebbe parlare in veneto, napoletano, sardo o calabrese, quello che conta è il potente, pienamente riusciuto, risultato delle immagini che raccontano di gente povera, analfabeta, ma con nel cuore la voglia di riscatto.
Sotto il cielo nero che incombe, la piccola carovana con le minute masserizie, parte per raggiungere il fratello che già lavora nella terra americana. Un carretto che lascia il cuore dei viaggiatori nelle case di pietra della Sicilia e trova la grande casa galleggiante che li porterà verso nuove frontiere.
La mdp entra nella seconda parte del film con coraggio. Le immagini dell’ultimo sentiero sterrato lasciano il passo ai primi ciotoli delle vie della città, porto di partenza. Niente sarà più come prima, ha inizio la metamorfosi inalienabile di cose e persone. La strenua intimità familiare viene travolta dal contatto con le molte persone che affollano la banchina e la tolda del grande transatlantico oceanico.Il distacco è netto, totale. Centinaia di uomini, donne e bambini, sulla coperta della nave, vedono le altrettante centinaia di persone sulla banchina del porto scindersi, staccarsi definitivamente dai loro destini.
Il viaggio è lunghissimo; i Mancuso da Petralia dividono il tempo con tanti altri “Mancuso” di svariate provenienze isolane. I dormitori sono stie, gli alloggiamenti come gabbie di polli in promiscuità. Di notte, donne da una parte, uomini dall’altra e poi, tutti insieme, a passare la giornata sul ponte, alla ricerca di alberi inesistenti nel grande mare che li ha inghiottiti.
Crialese addolcisce la tensione della prima parte. Le immagini si restringono per racchiudere, nei primi piani, le facce di un popolo che naviga spaurito. Nessun volto pasoliniano, qui esiste ancora la speranza. Molta macchina a mano, qualche ralenty onirico dove, nel sogno, Salvatore e Lucy fanno il bagno, vestiti, nel latte dell’abbondanza agognata. La tempesta, richiamo shakespeariano, riporta tutti alla realtà e alla nuova banchina, questa volta porto di arrivo Nuova York.
La terza e ultima parte è dedicata alla quarantena. Per molti giorni, senza vedere nulla della raggiunta metropoli, i “nuovi americani” sono sottoposti a controlli di tutti i tipi. Nel decoro dei costumi delle terre di origine con i quali si presentano di fronte agli esaminatori, emerge e si rinsalda la nobiltà delle antiche popolazioni; anche nella nebbia di Ellis Island prevale la fierezza degli avi.
“Vogliamo che i nostri cittadini non si mescolino con le persone meno intelligenti” dice una guardia all’americana Lucy che risponde con sarcasmo: “Che visione moderna”. Anche in questa evoluta società ci sarà da lottare. Il finale non è consolatorio: le torri, i campanili, le case dai cento piani incombono alla vista rubata da una finestra da un ammirato Mancuso, privato, con disumanità, della mamma e di un figlio rimpatriati d’ufficio.
“A me piacerebbe una casa in cielo” e non rimane che sognare fiumi di latte nei quali fare il bagno. Tanti sono stati emigranti, anche gli italiani ne hanno pagato il prezzo.
Il cast si distingue per recitazione e ottima interpretazione. Vincenzo Amato, dallo sguardo fiero e buono, rappresenta stilemi e tratti del popolo, semplice, ma generoso. C’è Charlotte Gainsbourg per la Lucy americana. Emerge il suo ruolo di donna alla ricerca, ad ogni costo, di quel marito che troverà in Salvatore. Sulla nave, tra segni ed ammiccamenti, il ruolo è ben definito ed impreziosito dall’attrice franco britannica. Aurora Quattrocchi, arguta ed inflessibile, è la vecchia mamma che difende la dignità delle donne di ogni tempo.
Presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia nel 2006, “Mondonuovo” ottiene un meritato e grande successo presso critica e pubblico. Vince il” leone d’argento-rivelazione” per la regia e, sempre per la regia, la nomination al leone d’oro. Tre David di Donatello e molte nomination nel 2007 e Ciak d’oro nelo stesso anno, oltre a moltissimi altri riconoscimenti. Il pubblico lo premia con l’incasso: 2,4 milioni di euro nel 2006/2007.
Film potente con il quale lo spettatore si cala nella realtà della condizione dei migranti di inizio secolo, poi nel sogno fantastico di tutti gli uomini che, malgrado tutto, non vogliono perdere la speranza per un futuro migliore. Pellicola non di maniera, originale e magistralmente girata da un regista in stato di grazia che scrive anche la sceneggiatura. Per chi vuole vedere un’opera fuori dagli stereotipi e di gran valenza, il film di Crialese non è da perdere.
Emanuele Crialese, nato a Roma da genitori siciliani, si è formato negli Stati Uniti dove ha vissuto per lungo periodo, laureandosi alla New York University nel 1995.
Con i lungometraggi “Respiro”- 2002 e “Nuovomondo”-2006 si è affermato come regista attento all’attualità e capace di risvegliare ricordi e passione per il cinema d’autore. “Terraferma” del 2011 lo ha definitivamente consacrato filmaker di grandi capacità.
-Ellis Island è l’isolotto nella baia di New York che accolse, nel tempo,oltre 12 milioni di emigranti provenienti da tutto il mondo. All’ombra della statua della libertà, è un’isola artificiale che, dal 1892, divenne avamposto per le ispezioni di coloro che arrivavano da altri continenti. I passeggeri più poveri, quelli della terza classe, venivano esaminati attentamente e coloro che avevano bisogno di ulteriori accertamenti erano marchiati sulla schiena con un gesso: PG per le donne incinte, K per l’ernia, X per problemi mentale e così via. Chi superava tutte le prove veniva accompagnato al battello per Manhattan, pronto per vivere l’American dream.

nuovomondo locandina

Regia: Emanuele Crialese Soggetto: Emanuele Crialese Sceneggiatura: Emanuele Crialese
Interpreti: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Vincent Schiavelli, Aurora Quattrocchi, Francesco Casisa, Filippo Pucillo Fotografia: Agnes Godard Musica: Antonio Castrignano Costumi: Mariano Tufano Scenografia: Carlos Conti Suono: Pierre Yves Lavouè Montaggio: Maryline Monthieux Produzione: Titti Film, Rai Cinema, Memento Films Production, Respiro, Arte France Cinéma, Paris, Wild Bunch, Canal Plus, Paris Distribuzione: 01 Distribution censura: 100187 del 19-09-2006

Recensione a cura di: Dino Marin

Categorie:Drammatico

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