Incantevole perla nella ricca filmografia di Dino Risi e tratto da un romanzo di Giovanni Arpino, autore, tra l’altro, di oltre duecento racconti, Anima persa è un tutt’uno con la città di Venezia, che si presta per l’ennesima volta a ospitare storie di delitti, misteri, fantasmi (vale la pena citare A Venezia un dicembre rosso shocking, Chi l’ha vista morire? e La vittima designata). E Venezia vive di vita propria, mentre accompagna il giovane Tino per mano in un incubo inquietante che prende forma nel momento in cui si trasferisce in città per studiare all’Accademia delle Belle Arti e va ad abitare nella ricca e sfarzosa casa dello zio e della zia. Strani avvenimenti, tuttavia, iniziano a turbare la permanenza di Tino: rumori provenienti dal piano di sopra di cui nessuno vuole spiegare la ragione, un pianoforte che inizia a suonare di notte e, soprattutto, il comportamento degli zii, freddi e distanti tra loro. In un momento di confidenza, Elisa confessa al nipote che nella parte superiore della casa vive il fratello di suo zio, alienato mentale e vittima della più bieca disperazione: l’uomo infatti si sente responsabile della tragica morte di Beba, figlia di Elisa, morta all’età di dieci anni. Tino, sconvolto dalla notizia, cerca in tutti i modi di incontrare l’uomo senza riuscirci. E come se non bastasse, non v’è nessuna traccia neppure della tomba di Beba…

anima persa locandina

Avvalendosi di una coppia di mattatori di prim’ordine, quali Vittorio Gassman e Catherine Deneuve, Dino Risi dirige nel 1977 questa triste storia di una passione malata, ricca di picchi di inquietudine e malessere che culmineranno in un finale che, se pur non interamente inatteso ,si fa ricordare per l’intensa interpretazione dei due celebri protagonisti. Venezia è, ancora una volta, fredda, tetra, asettica, con un’entità tutta sua che contribuisce non poco all’inquietudine che pervade la pellicola nei suoi 98 minuti. Tonino Delli Colli la fotografa in ogni angolo, lungo i calli e negli immensi palazzi storici carichi di aneddoti e misteri. La sceneggiatura a 4 mani di Risi e il sempre ottimo Bernardino Zapponi regala al cinema italiano un’altra indimenticabile favola nera, raccontata da due protagonisti di eccellenza assoluta e realizzata nella piena tradizione degli incubi pseudo-soprannaturali che popolano numerosi il cinema di oggi.

Regia: Dino Risi; Soggetto: opera; Sceneggiatura: Dino Risi, Bernardino Zapponi
Interpreti: Vittorio Gassman (Fabio Stolz), Catherine Deneuve (Elisa, sua moglie), Danilo Mattei (Tino, suo nipote), Anicée Alvina (modella, Lucia), Gino Cavalieri (Santini, maestro di pittura), Michele Capnist (duca), Ester Carloni (Annetta, domestica), Aristide Caporale (anziano nella bisca); Fotografia: Tonino Delli Colli
Musica: Francis Lai; Costumi: Luciano Riccieri; Scenografia: Luciano Ricceri, Luciano Ricceri; Montaggio: Alberto Gallitti; Suono: Vittorio Massi; Produzione: Dean Film, Production Fox-Europa, Paris; Distribuzione: 20th Century Fox; censura: 69446 del 27-11-1976

Recensione a cura di:
Claudio Questa | Crea il tuo badge