Potrebbe sembrare ingeneroso affermare ciò, ma è Ironico che il meno fulciano dei film di Fulci fu il suo capolavoro assoluto: se si faccia eccezione per la prima scena del film con l’effettaccio della testa della donna in caduta libera che si frantuma sulle rocce , con “Sette note in nero” Fulci ci ha regalato un giallo parapsicologico dall’impianto classico e superbo nella sua realizzazione, scevro dai gratuiti manierismi ‘gore’ che gli erano peculiari e dall’uso smodato degli zoom e delle sequenze con macchine da presa spasmodicamente nervose ai quali altrove ci aveva abituato.
Ed è doveroso spingersi oltre nel lodare questo film, definendolo, senza tema di smentita, il miglior thriller sulle premonizioni di fatti criminosi di tutta la storia del cinema.
Un grande debito nei suoi confronti hanno “Gli occhi di Laura Mars” ( che – coincidenza? – uscì nelle sale solo un anno dopo) di Irvin Kershner e ” The gift” (2000), di Sam Raimi, anche se lo spunto letterario originario è da ricercare probabilmente nel racconto di Philip Kindred Dick , dal titolo “Minority report” (dal quale fu tratto il thriller fantascientifico omonimo, di Steven Spielberg), oltre che, apertamente, da “Terapia mortale”, di Vieri Razzini, che collaborò con Dardano Sacchetti alla stesura dello script e dal racconto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe.
Ma a prescindere dalla fonti ispirative, la sceneggiatura è praticamente perfetta. Il meccanismo di rimando fra passato, presente e futuro, fra preveggenze della protagonista e accadimenti, che disorienta abilmente lo spettatore senza ricorrere ad incongruenze o ‘colpi bassi narrativi’, funziona ‘ad orologeria’ in modo eccellente.
La musica gioca anche un fattore decisivo, in senso stretto, dato che saranno proprio le sette note del carillion ( le stesse che Tarantino inserirà nella colonna sonora del suo Kill Bill) a rivelare chi è l’assassino e dove si trova la sua ultima vittima.
La trama vede Virgina ( la bella e brava Jennifer O’Niel) sposata da poco con un nobile toscano ( Gianni Garko), essere in possesso del dono delle premonizioni che fin da bambina l’avevano drammaticamente segnata, quando ebbe in visione il suicidio della madre, che da lì a poco sarebbe avvenuto.
Ora novella sposa, mentre si dirige verso la villa disabitata del marito (che lei, designer di interni, intende ristrutturare e decorare a nuovo) ha ha la preveggenza di un delitto che avverrà puntualmente proprio nella casa del nobile compagno.
Per un equivoco interpretativo delle sue visioni, basato sull’incastro temporale fra passato e futuro, e con eventi delittuosi che incidono nello stesso spazio, Virginia scopre lo scheletro di una donna murata nella villa del marito, Francesco Ducci, e chiama la polizia. Si scopre che la ragazza, una venticinquenne, era stata l’amante di Ducci.
Seguiranno l’incriminazione di quest’ultimo e gli sforzi della moglie per scagionarlo, anche con l’aiuto di un parapsicologo ( Marc Porel), della sua assistente ( Jenny Tamburi) e dell’avvocato difensore. Sforzi coronati dal successo, dato che grazie alle investigazioni di Virginia e compagni, le accuse cadono su un altro uomo, sovrintendente di una pinacoteca ( Gabriele Ferzetti). Ducci viene liberato, ma la verità su un’altra visione di Virginia, la più tragica per lei, si rivelerà particolarmente sconvolgente.
Il finale è aperto, anche se il vero colpevole è di certo assicurato alla giustizia.

sette note in nero locandina

Regia: Lucio Fulci; Soggetto: Lucio Fulci; Sceneggiatura: Lucio Fulci, Dardano Sacchetti, Roberto Gianviti; Interpreti: Jennifer O’Neill (Virginia), Gabriele Ferzetti (prof. Emilio Rospini), Marc Porel (Luca Fattori), Gianni Garko (Francesco Ducci), Ida Galli [Evelyn Stewart] (Gloria Ducci), Jenny Tamburi (Paola, segretaria di Luca), Fabrizio Jovine (commissario D’Elia), Riccardo Parisio Perrotti (avvocato di Ducci), Vito Passeri (custode villa), Loredana Savelli (Giovanna Rospini), Salvatore Puntillo (secondo tassista), Bruno Corazzari (Canovari, lo stalliere), Franco Angrisano (primo tassista), Veronica Michielini (signora Casati), Paolo Pacino (tenente dei carabinieri), Fausta Avelli (Virginia da bambina), Ugo D’Alessio (custode pinacoteca); Fotografia: Sergio Salvati; Musica: Franco Bixio, Fabio Frizzi, Vince Tempera; Costumi : Massimo Lentini; Scenografia : Luciano Spadoni; Montaggio: Ornella Micheli; Suono: Raoul Montesanti; Produzione: Cinecompany, Rizzoli Film; Distribuzione: Cineriz; censura: 70296 del 18-05-1977

Recensione di Massimiliano Bellino