Attenzione: contiene spoiler
Napoli, ottobre 1943-marzo 1944. Le truppe americane della V^ armata agli ordini del generale Cork entrano prima a Capri e, nei giorni successivi, a Napoli. Gli americani stanno liberando, con le armi, la penisola italiana dalla occupazione nazi-fascista. La faticosa avanzata comporta gravi perdite di vite umane e distruzione di villaggi, case e monumenti.
Ad unirsi alle forze alleate è chiamato, quale ufficiale di collegamento, il capitano del ricostituito esercito italiano, dopo il tracollo dell’otto settembre, Curzio Malaparte. Al seguito dei nuovi alleati vive tutto il periodo della occupazione di Napoli e segue l’avanzata delle truppe fino a Roma, presa alcuni mesi dopo.
A Capri le truppe di liberazione vengono accolte con entusiasmo, la popolazione è festosa. Ai tavolini dei caffè all’aperto e nelle piazzette si respira aria di libertà e di ricchezza. Lo stato maggiore americano viene accolto nella sfarzosa villa di Malaparte, ove trascorre qualche giorno in piena serenità prima di organizzare e portare a termine l’entrata a Napoli dove il contesto è ben diverso da quello della piccola Capri.
Inizia così per Malaparte e il giovane tenente Jimmy Wren che lo accompagna per conto dell’esercito americano, un lungo viaggio nella città conquistata che cerca di sopravvivere tra mille compromessi. L’arte dell’arrangiarsi, di italica memoria, tra le vie sovraffollate dei quartieri popolari e i bordelli posti ad ogni porta, viene portata all’eccesso. La sopravvivenza ad ogni costo è l’unico scopo della vita, per il momento.
Ai visitatori di questo inferno dantesco, Malaparte e Wren, si aggiunge il capitano Deborah Wyatt, giovane aviatrice americana, moglie di un senatore, inviata dal congresso americano per osservare l’avanzata delle truppe. Con loro è testimone di tante piccole vicende, ora drammatiche, ora ripugnanti e brutali che le fanno definitivamente conoscere l’altra faccia della guerra, quella dei vinti, lontano dai campi di battaglia .
Anche il Vesuvio lancia la sua maledizione alla città. Nella tragica eruzione che la mette a ferro e fuoco, Deborah subisce la violenza di alcuni soldati americani ubriachi. Ora la sua visita al regno dei dannati è completa.
Le truppe lasciano Napoli alla volta di Roma dove entrano nel giugno 1944. Nell’epilogo, un carro armato che sta avanzando tra la popolazione festosa, schiaccia e uccide, sulla via Appia, un ignaro cittadino. Dopo questo episodio, ennesimo segno della sconfitta di un popolo e di una nazione, Malaparte si persuade ad abbandonare il cammino al seguito degli americani.

“La pelle” di Liliana Cavani è un film del 1981 tratto dall’omonimo romanzo autobiografico del giornalista, scrittore e ufficiale Kurt Erich Suckert, in arte Curzio Malaparte. Dapprima egli sostenne il fascismo e partecipò alla marcia su Roma; ne divenne, successivamente, fervente oppositore tanto da essere mandato al confino dal regime. Dopo l’otto settembre ’43 collaborò con gli alleati in qualità di ufficiale del nuovo esercito italiano. Nel dopoguerra si avvicinò al partito comunista, al partito repubblicano e, infine, alla Chiesa cattolica. Definito cinico e compassionevole scrisse, tra gli altri, i libri “Kaputt” e “La pelle” dove, in maniera realistica, descrisse le sue esperienze da osservatore dell’avanzata alleata nella penisola italiana.
Dal soggetto originale del libro, Malaparte scrive la sceneggiatura con Robert Katz dalla quale nasce il film drammatico che Liliana Cavani dirige. Precisiamo subito che “la pelle” non è il miglior film della regista emiliana, ma è meritevole di essere apprezzato e ricordato per le tematiche esposte e l’originalità della messa in scena. Del suo lavoro ricordiamo più volentieri, tra i tanti, “I cannibali”(1970), “Il portiere di notte”(1974),”Al di là del bene e del male”(1977),”Interno berlinese”(1985),”Il gioco di Ripley(2002).
La regista legge casualmente il romanzo di Malaparte in treno e da questa esperienza decide, con la collaborazione dell’autore, di girare un film documento, una inchiesta sugli avvenimenti del 1943/44, non strettamente bellici, avvenuti sul suolo campano. Superare la guerra come scontro di eserciti per entrare nelle case e nelle pene dei vinti.
Unicum della sua filmografia, il film diventa il lungometraggio della “riproduzione della realtà” che solo il cinema è capace di fornire. Più vero del vero. Per questo la sceneggiatura e il soggetto sono fondamentali affinché il film risulti diretto, grottesco e talvolta raccapricciante.
Il quadro è quello di una città decadente, allo stremo, con qualche guizzo, anche gioioso, quasi per reazione alle peggiori esperienze che la guerra riserva ai vinti.
Ricostruzione puntigliosa. Nei dettagli la ricerca del massimo realismo. Ogni personaggio parla la sua lingua, il suo dialetto. Il popolo si muove tutto insieme; la macchina da presa avvolge la folla che viene inquadrata in molti totali e in pochissimi primi piani. Tanti dettagli di corpi che affiorano e non si dimenticano: nella raccolta delle bare nei vicoli, nella tragica eruzione del vulcano risvegliato e nella parossistica e musicale danza delle lavandaie e del femminiello che simula il parto. I protagonisti sono i gruppi, le comparse che ondeggiano, suonano, piangono o urlano. Uso amplificato del carrello che segue l’esercito invasore, le prostitute che si offrono per pochi soldi o i disperati che sfuggono alla lava incandescente.
In questo Ade dai toni apocalittici, il racconto si dipana in tanti episodi che articolano la trama senza soste e in un crescendo di disperazione e di compromessi. Malaparte è osservatore distaccato, intermediario tra i vinti umiliati ,affamati e i vincitori forti ,sprezzanti. Accompagna gli ospiti, Caronte elegante e snob , nei meandri del vizio e della fame.
I visitatori sono annichiliti spettatori di un mondo in rovina:
le madri che vendono i figli ai soldati nordafricani;
le prostitute con parrucche bionde al pube per attirare i soldati di colore;
l’ esposizione, a pagamento, del sesso dell’ultima vergine rimasta in città che i soldati possono ammirare e toccare;
il commercio, da parte di un boss della camorra locale, dei prigionieri tedeschi, ingrassati per venderli a peso d’oro agli americani;
la paura della sifilide, primo terribile nemico in città;
il pranzo presso la nobiltà napoletana in onore della giovane aviatrice dove il piatto più prelibato è la agghiacciante sirena dell’acquario, troppo simile a una bambina;
la vestizione della giovane morta sotto i bombardamenti il cui cadavere è accolto nella casa dei nobili Caracciolo;
i dettagli della esposizione di arti e corpi deformati dallo scoppio delle mine;
i cingolati del carro armato che schiaccia, facendo uscire le viscere dal corpo, un uomo lungo la strada per Roma.
Lo stupro del capitano Deborah Wyatt, atroce sfregio dei suoi soldati connazionali, è l’ultimo atto del terribile dramma.
E’ un viaggio nella sopravvivenza a tutti i costi e Napoli è portata ad esempio, non per umiliare la città partenopea, ma per elevarla a simbolo di tante napoli che hanno rappresentato la preda scarnificata e torturata nelle guerre combattute in tutto il mondo.
Alla fine, quando tutto si risolve in una tragica scommessa tra il generale inglese e quello americano, a chi arriva per primo alla gloria di varcare per primo il suolo romano, ogni mesto giudizio viene lasciato alla Storia.
Marcello Mastroianni è il cicerone Malaparte, distaccato e senza speranze. Tutto il cast è all’altezza dei ruoli. Segnaliamo Carlo Giuffrè nella parte del piccolo boss della camorra e Burt Lancaster in quella del generale Cork, oltre a Claudia Cardinale, principessa Caracciolo.
La regia è da film-documento, forse, volutamente, senza troppa anima. Film di denuncia e di immagini prima che di parole. Nessuna capitolazione a cedere a storie sentimentali; poche le relazioni legate ai personaggi. Avrebbero fatto cadere la tensione e il quadro della narrazione.
Alla fine rimane il gusto amaro. Lascia il segno vedere una nazione che si prostituisce e viene umiliata dagli assedianti, corvi predatori ed ingordi. In quella guerra hanno perso tutti: vincitori e vinti, ricchi e poveri ; tutti sono parte della tragedia.
E’ un film da vedere e scoprire nuovamente per non dimenticare. Liliana Cavani merita il posto di regista magistrale ed impegnata che si è guadagnata nel tempo.
Note:
-Il film fu vietato ai minori di 14 anni per i temi violenti e scabrosi;
-Fu presentato alla Mostra del cinema di Venezia e, in concorso, al trentaquattresimo Festival di Cannes;
-Claudia Cardinale vinse il Nastro d’argento(1982) per la migliore attrice non protagonista;
-Con il Vesuvio in eruzione Giuffrè esclama: “pure stasera ce magnamm’ i maccarun”;
-Da Giovanni Grazzini (critico di “Cinema ‘81”): “Più che polemiche, “La pelle” della Cavani desterà sensazione per le sue immagini forti, e qua e là ripugnanza fra le anime belle: appunto quanto l’autrice voleva, per scuoterle e ricordarci come in certi momenti siamo disposti ad ogni bassezza pur di salvarci la pelle”.

la pelle - locandina

Regia: Liliana Cavani; Soggetto: opera, opera; Sceneggiatura: Robert Katz, Liliana Cavani; Interpreti: Marcello Mastroianni (Curzio Malaparte), Burt Lancaster (generale Mark Cork), Claudia Cardinale (principessa Consuelo Caracciolo), Alexandra King (Deborah Wyatt), Ken Marshall (Jimmy Wren), Carlo Giuffrè (Eduardo Mazzullo), Liliana Tari (Maria Concetta), Yann Babilée (Jean-Louis), Jacques Sernas(generale Guillaume), Jeanne Valérie (principessa a Capri), Peppe Barra [Giuseppe Barra] (sarto del laboratorio parrucche), Cristina Arnadio (amica di Rosaria), Maria Rosaria Della Femmina (amante di Jimmy), Antonella Cioli (Rosaria), Giovanni Crosio (padre di Maria Concetta), Cristina Donadio (ragazza, Circolo ufficiali), Gabriella Di Luzio (amante di Goldberg), Giovanni Abbate (spazzino del vicolo delle Bare), Anna Maria Ackermann (popolana, vicolo delle Bare), Concetta Barra [Concetta Barra Grasso] (duchessa palazzo Candia), Giselda Castrini (Mafalda, laboratorio parrucche), Antonio Ferrante (dir. Osservatorio vesuviano), Nunzia Fumo(Maria, governante di Malaparte), Giuliana Gargiulo (contessa, palazzo Candia), Linda Moretti (levatrice), Elio Polimene (guardia del corpo di Eduardo), Paolo Pieri (capitano Palese), Bruno Parisio (cameriere a Capri), Anna Walter (maîtresse, vicolo delle Bare), Dan Waddle, Bob Braun, Gene Tootle, Al Braun, Jack Flick, Marc Dyer, Brad Nimmo, Steve Reardon; Fotografia: Armando Nannuzzi; Musica: Lalo Schifrin; Costumi: Piero Tosi; Scenografia: Dante Ferretti; Montaggio: Ruggero Mastroianni; Suono: Mario Dallimonti, Fabio Ancillai, Gigino Agazzi; Produzione: Opera Film Produzione, Gaumont, Paris; Distribuzione: Gaumont, Paris; censura: 76985 del 23-09-1981

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