Horror

AMANTI D’OLTRETOMBA (1965) di Mario Caiano – recensione del film

La trama vede un marito sadico, di professione dottore (Stephen), che tortura e uccide la sua giovane e ricca moglie adultera (Muriel) insieme con il suo amante. A causa di una variazione del testamento da parte della moglie egli si trova poi costretto a sposarne l’erede, ossia la sorella e ovviamente sua ex-cognata (Jenny) , che soffre di instabilità mentale. Il suo criminoso progetto è quello di farla dichiarare incapace e assumerne la tutela giuridica per controllarne la ricchezza e godersela con l’amante e complice Solange, la domestica affetta da emofilia e causa di vampirismo tramite trasfusioni per essere resa giovane e bella. A tal fine attira Jenny nel castello per sfruttarne le potenzialità destabilizzanti. I due amanti trucidati ricompaiono tuttavia in veste di fantasmi per sabotare il piano del dottore e fargliela pagare. Inoltre Jenny trova un altro prezioso alleato nel giovane medico (Lawrence) che l’ha sempre seguita e che è anche innamorato di lei.
In questo ottimo horror gotico anni sessanta, Mario Caiano dimostra di avere raccolto il testimone di Bava e Ferroni ( “La maschera del demonio” e “Il mulino delle donne di pietra”), giocando magistralmente con gli stilemi del ‘doppio’ ( Muriel e Jenny, entrambe interpretate da Barbara Steele), del sadismo e della tortura psicofisica ( alle due sorelle, da parte dell’avido dottore vengono inflitte ‘punizioni’ violente come l’acido sul corpo di Muriel, l’uccisione degli amanti con scariche elettriche), della misoginia, del ‘mad doc’ ( con tutta la classica scenografia della ‘cantina degli esperimenti’), del vampirismo ( Solange in fondo è come la figlia del dottore ne “Il mulino…” di Ferroni), della maledizione eterna ( come ne “La maschera del demonio”, la Steele promette di ritornare da morta per far pagare il conto al suon assassino), dei fantasmi ‘vendicatori’ nel castello ( i due amanti), dell’ambientazione e della cura del dettaglio.
Il giudizio conclusivo sul film non può dunque che essere molto positivo, nonostante la pretestuosità del plot e l’iconografia già sfruttata ampiamente dai predecessori, perchè la regia di Caiano è impeccabile così come la sua capacità di ‘giocare’ con il genere cinematografico in questione. Inoltre le musiche di Morricone si sposano perfettamente alla narrazione.
Un’ultima nota a margine: quando il dottore ( Stephen) sta per baciare il fantasma della moglie morta che riesce a sedurlo con la propria apparente bellezza e al momento conclusivo del bacio si rivela che il volto di Muriel è in realtà orribilmente sfigurato, con evidente shock del vedovo assassino e correlata risata agghiacciante dello spirito vendicatore, sembra di rivedere la scena di Shining in cui Jack Nicholson scopre che la bella ragazza nuda, appena uscita dalla vasca da bagno per abbracciarlo e baciarlo è in effetti una orribile vecchia raggrinzita.

amanti d'oltretomba locandina

Regia: Mario Caiano [Allan Grünewald] Soggetto: Mario Caiano, Fabio De Agostini Sceneggiatura: Mario Caiano, Fabio De Agostini Interpreti: Barbara Steele (Muriel Jenny), Paul Müller (dott. Stephen), Helga Liné (Solange), Lawrence Clift (dott. Derek Joyce), Giuseppe Addobbati [John McDouglas] (maggiordomo), Rick Battaglia (David) Fotografia: Enzo Barboni Musica: Ennio Morricone Costumi: Mario Giorsi Scenografia: Mario Giorsi Montaggio: Renato Cinquini Suono: Dino Fronzetti Produzione: Cinematografica Emmeci Distribuzione: Indipendenti Regionali censura: 45399 del 10-07-1965

Recensione di Massimiliano Bellino

Categorie:Horror, Horror Gotico

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