Giallo/Thriller

LO STRANGOLATORE DI VIENNA (1970) di Guido Zurli – recensione del film

Attenzione la recensione può contenere degli spoiler!

Siamo a Vienna nel 1930. Il macellaio Otto Lehman (Victor Buono, bravissimo) sono tre anni che è in un manicomio, ma un giorno il direttore dello stesso gli comunica che è guarito. In pratica non è più pazzo e per ribadirlo gli rilascia un foglio che lo documenta. Inizialmente Otto è titubante, in fondo non sta male la dentro considerato chi lo aspetta fuori (una moglie virago, interpretata da Karin Field, e un cognato inetto interpretato da Luca Sportelli che lo ha sostituito alla guida del banco di macelleria), ma si lascia convincere. Serve una clientela scelta, perché da lui si trovano le carni migliori, perché sa fare dei tagli che non si trovano da nessun’altra parte e perché sa trattare bene il cliente (o meglio, le clienti visto che sono tutte donne). La prima cosa che fa è cacciare in malo modo il cognato dal bancone perché lo ritiene, come scritto sopra un inetto, e si rimette immediatamente alla guida del negozio sebbene la moglie non ne sia molto convinta e a ragione. Ma la relazione tra i due è arrivata ad un punto di non ritorno. Lei, infatti, nulla fa per cercare di farlo reinserire nella realtà di tutti i giorni. Invece non fa altro che rinfacciargli qualsiasi cosa le passi per la testa (appena giunto in negozio gli da del matto che per uno appena uscito da un manicomio…) e quando lo coglie a guardare la silhouette nuda della bella dirimpettaia – Franca Polesello – che si fa la toeletta nel bagno prima di andare a dormire, vorrebbe cacciarlo di casa. Ma all’ennesima sfuriata della moglie lui – la cui follia latente non lo ha mai abbandonato – la strozza uccidendola. Inizialmente cerca di portarla fuori con un sacco, ma incappa in un solerte poliziotto che fa il turno di notte che insospettito dallo strano comportamento lo segnala al suo superiore. Rimanendo impossibilitato dallo sbarazzarsene in quel modo, non gli rimane altro che farne salcicce. Salcicce che venderà col suo carrettino al Prater con gran successo. Non vado oltre. Sappiate che c’è anche un giornalista molto impiccione che si spaccia per poliziotto – Brad Harris – e che finirà per fidanzarsi proprio con la Polesello. Curiosamente il personaggio afferma di lavorare per il Chicago Tribune (!). Qualche nota sul film: anche se la strada su cui si affaccia la macelleria e dove si trova anche la stessa abitazione del macellaio e della ragazza è palesemente ricostruita in studio, qualche esterno al Prater lo fanno sul serio. A dispetto dell’argomento su cui si poteva imbastire un film ultra splatter non stilla una goccia di sangue. A suo tempo ebbe il divieto ai minori di 18 anni, ma non ne capisce il motivo. Come scritto nel film gli omicidi che si vedono sono solo strangolamenti (vedi titolo). In quel periodo stavano uscendo i primi film di Dario Argento tutti i tre vietati ai 14 anni nonostante che quanto ad omicidi offrivano ben altro. Zurli non ha potuto fare a meno (?) di inserire un po’ di tette al vento, ma non si vede altro. La versione che ho visionato, in lingua inglese, si intitola MEAT IS MEAT ed è accreditata a John Zurli (!). E questo è quanto.

Il film è stato pubblicato in DVD (clicca qui per saerne di più).

Lo strangolatore di vienna - locandina

Regia: Guido Zurli Soggetto: Guido Zurli Sceneggiatura: Enzo Gicca, Karl Ross, Guido Zurli Interpreti: Victor Buono, Franca Polesello, Brad Harris, Dario Michaelis, Karin Field, Luca Sportelli, Claudio Trionfi, Hansi Linder, Giacomo Pergola, Dino Peretti, Tina Fotografia: Augusto Tiezzi Musica: Alessandro Alessandroni Costumi: Gloria Ciardi Scenografia: Francisco Di Stefano Montaggio: Enzo Alabiso Suono: Amedeo Casati Produzione: Neptunia Film, Hi-Fi-Stereo-70, München, Regina Film Théo Maria Werner, München Distribuzione: Indipendenti Regionali Visto censura: 57051 del 13-10-1970

Recensione di Claudio Bruno D’Armini

Categorie:Giallo/Thriller, Noir

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