Attenzione: contiene spoiler.
Jesus Maria Moran detto Tepepa è un peone messicano divenuto rivoluzionario per difendere i diritti dei più deboli. Appoggia, al comando di un gruppo di contadini armati, la rivolta guidata dal borghese Madeiro. Sconfitte le truppe del governo, Madeiro, divenuto presidente del Messico, tradisce le aspettative del popolo negando riforme e alleandosi con le forze dei militari vinti. Tepepa, con i suoi uomini, continua la guerra fino a quando le forze avversarie, soverchianti, alla guida del brutale colonnello Cascorro, lo sconfiggono e, catturato, lo condannano a morte.
Henry Price è un compassato medico inglese che, a bordo della sua automobile d’epoca, si trova, non per caso, nei pressi del luogo dell’esecuzione. Deve vendicare la violenza subita dalla sua fidanzata, poi suicidatasi, compiuta deliberatamente da Tepepa durante la rivoluzione. Con intervento rapido ed improvviso salva il rivoluzionario e con lui vive, pur continuando ad odiarlo, la missione per liberare il popolo dall’oppressione. Per il colonnello Cascorro la volontà di catturare Tepepa diventa un’ossessione e per raggiungere lo scopo non esita a corrompere un peone ed organizzare, con il suo esercito, una vera e propria caccia all’uomo.
Nel sanguinoso epilogo tutti uccidono tutti ma, pur eliminati i principali protagonisti del cruento scontro , i poveri peones, ora consapevoli dei loro diritti, decidono di continuare la battaglia per la libertà.

“Tepepa”, titolo originale nei flani “Viva la revoluciòn!”, è classificato nel sottogenere del cinema spaghetti-western denominato tortilla-western. Nel nutrito numero di film che compongono questo filone vi sono molti elementi comuni che li caratterizzano. Il set, quasi sempre localizzato in Spagna per ragioni di finanziamenti statali da ottenere, evoca al meglio il Messico come luogo ove si svolgono le storie. I personaggi sono i peones messicani, poveri e ignoranti. I militari sono al servizio del dittatore di turno e i pochi yankee presenti si alleano con l’uno o con l’altro a seconda degli interessi o degli ideali. Mancano, ovviamente, cow-boy, indiani, sceriffi, bounty-killer e tutti i personaggi del cinema classico, ma non i duelli, il sangue e i buoni o i cattivi sentimenti che caratterizzano da sempre i film western. La narrazione si concentra, spesso, su episodi o sviluppi di qualche rivoluzione messicana in corso o di qualche tirannia locale, da cui o per cui si dipana la trama. Mille sfaccettature per sviluppare storie di uomini che vogliono liberarsi dall’oppressione dei ricchi latifondisti o dalla prepotenza degli arroganti militari al potere. Quei riferimenti storici caratterizzano anche il periodo, tra gli anni sessanta e settanta del novecento, in cui vengono girati questi film. I temi “rivoluzionari”sono, infatti, molto sentiti e fonte di discussione sui giornali, nelle fabbriche e negli uffici.
Tra i tortilla-western più importanti ricordiamo: “Il mercenario”(1967), “Vamos a matar compagneros”(1968), “Cosa c’entriamo noi con la rivoluzione”(1970) quale trittico di Corbucci; “Quien sabe” (1967) di Damiani; ”Requiescant” (1967) di Lizzani; ”Corri,uomo, corri” (1968) di Sollima; ”Viva la muerte…tua” (1971) di Tessari; ”Giù la testa”(1971) di Leone, a conclusione del ciclo dedicato.
Film di qualità, dunque, che diedero vita ad un sottogenere molto amato e seguito. I registi seppero infondere in queste opere l’attualità dell’epoca e suscitare nello spettatore il desiderio di emulare quegli eroi che, per il popolo, erano disposti anche a dare la vita. Erano gli anni che, dal sessantotto in poi, diedero vita ad un periodo di grandi riflessioni e scontri sociali nel tentativo di costruire nuove architetture politiche, sindacali ed imprenditoriali. Anche attraverso il cinema questo messaggio rivoluzionario attraversò l’aneddotica western fino ad arrivare alla realtà delle città italiane, dei quartieri dove peones operai e studenti si battevano per ideali simili.
Cinema schierato nel quotidiano, ma mascherato da sceneggiature ritagliate in luoghi e spazi temporali lontani.
In “Tepepa”, girato nel 1968 e uscito in sala l’anno successivo, ritroviamo gli stilemi del genere. L’elemento che dà l’avvio alla storia del film è il più classico delle genesi westerniane:la vendetta. Questo è il sentimento che si percepisce in sottofondo per tutto il tempo, ma alla fine risulterà solo pretesto per far affiorare le personalità dei tre protagonisti pincipali: Tepepa, il colonnello e il dottore. Forte è la tematica sociale e politica che risulta facilmente confrontabile con gli accadimenti degli anni in cui viene proiettato il film nelle sale.
Tepepa uomo sfugge al clichè del povero contadino messicano che subisce sempre; qui è sporco, disadattato, violentatore ed analfabeta, ma capace di reagire con la violenza giusta ai soprusi e la determinazione di chi non ha nulla da perdere. Il protagonista con i suoi peones/proletari ha forza, speranza, volontà. Attributi per diventare icona, trascinatore delle masse alla Che Guevara. Al suo ruolo viene chiamato Tomas Milian, già attore di film con Antonioni e Visconti. E’ una interpretazione fuori dagli schemi, arrabbiata e dolce quanto basta per ritrovarla, per chi rivede i suoi film, nei ruoli che gli hanno dato tanto, nei western che seguiranno e nei polizieschi degli anni settanta. Milian rimane un attore di prima grandezza e non perde nel confronto con Orson Welles, qui nella sua prima ed unica interpretazione in uno spaghetti western, accettata più per soldi che per convenzione. Egli si cala a pennello in questo ruolo sadico,sudato e monumentale. John Steiner, il medico, è alla sua prima apparizione nella cinematografia italiana. Statuario, sornione, sta benissimo negli stivali del giovane vendicativo e di poche parole.
In questo film drammatico non ci sono duelli, c’è poco sangue e poche scene truculente, ma la tensione pervade tutto il film con un sottile pessimismo di fondo che, per fortuna, alla fine viene risolto dalla speranza che il popolo possa riscattarsi. Non c’è la rivoluzione messicana che ci potremmo aspettare, ma la rivoluzione universale degli esclusi, epica soluzione per nobilitarne le aspirazioni.
Al netto di qualche momento di allentamento del ritmo filmico, l’opera presenta molti flashback che chiariscono la storia; la sceneggiatura solida e chiara è scritta da Franco Solinas, già autore di “Quien sabe?” e “Queimada” oltre a Ivan Della Mea, cantautore di sinistra; la musica di Morricone, da sola, vale la visione del film con le inquadrature della desolata e mitica regione spagnola di Almerìa che non fa rimpiangere l’assolato Messico.
Giulio Petroni (1917-2010), il regista, è al suo primo western a cui seguirà, nel 1969, “La notte dei serpenti” e “…e per tetto un cielo di stelle”; nel 1972 “La vita, a volte, è molto dura, vero Provvidenza”. Una certa rilevanza avrà anche “Labbra di lurido blu” del 1975, film drammatico con Lisa Gastoni e Corrado Pani.
“Tepepa” è tuttora un film molto amato, originale e ricordato per gli interpreti di livello e per la storia universale che ha appassionato gli spettatori. Non dimentichiamo che è anche una bella visione di cinema fatto bene e questo, alla fine, premia uno dei migliori film western italiani.

Curiosità:
– Tomas Milian doppia se stesso sia in italiano che in inglese nella versione per l’estero;
– Complicato il rapporto personale tra Welles e Milian durante le riprese. Il primo chiamava il giovane Tomas “quel cubano” e Milian si sentiva soverchiato dalla personalità del regista/attore americano;
– La fotografia, grigia e anonima, fu molto criticata da Petroni cui fu imposto dalla coproduzione spagnola Francisco Marin;
-Si racconta che Orson Welles fuggì dal set, alla fine delle riprese, con 6000 piedi (piede=30,48 cm.) di pellicola con cui avrebbe voluto girare un suo film;
– Frase di lancio: “Un nuovo grandioso western destinato a restare nella storia del cinema. Un urlo, un’imprecazione, un nome –Tepepa- un film che è…potente per l’azione…aggressivo per la grinta…entusiasmante per l’interpretazione”.

Il film è uscito sia in DVD che in Blu Ray (Clicca qui per saperne di più)

tepepa locandina

Regia: Giulio Petroni; Soggetto: Franco Solinas, Ivan Della Mea; Sceneggiatura: Franco Solinas, Ivan Della Mea; Interpreti: Tomas Milian (Jesus Maria Moran, detto Tepepa), Orson Welles (col. Cascorro), John Steiner (dott. Henry Price), José Torres (Pedro Pereira, detto El Piojo), Luciano Casamonica (Paquito, suo figlio), George Wang (mister Chu), Anna Maria Lanciaprima (Maria Virgen Escalande), Clara Colosimo (moglie del sergente), Giancarlo Badessi (sergente), Rafael Hernandez (Pedro), Paloma Ciela, Lina Franchi, Armando Casamonica, Maria Daddi, Paco Sanz, Angd Ortiz, Vittorio Gigli, Paola Natale; Fotografia: Frandsco Marin; Musica: Ennio Morricone; Costumi: Gaia Rossetti Romanini; Scenografia: Guido Josia; Montaggio: Eraldo Da Roma; Suono: Leopoldo Rosi; Produzione: Filmamerica, S.I.A.P. – Società Italiana Attuazione Progetti, P.E.F.S.A. Films, Madrid; Distribuzione: Magna; censura: 53181 del 30-01-1969

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